IL PAPA CHIEDE SCELTE IN NOME DEL BENE COMUNE, PER FARLO NECESSARIO CAMBIARE GOVERNO

26 dicembre 2010 in Politica, Sociale

“…..Auspico di cuore il dono natalizio della gioia e della pace per ogni abitante dell’amata Italia: per i bambini e gli anziani, per i giovani e le famiglie. Il Cristo, nato per noi, ispiri i responsabili, perché ogni loro scelta e decisione sia sempre per il bene comune. Conforti quanti sono provati dalla malattia e dalla sofferenza. Sostenga coloro che si dedicano al servizio dei fratelli più bisognosi”.

Le parole di Papa Benedetto XVI, pronunciate all’Angelus del giorno di Natale, hanno per me enorme significato. Il suo è senza dubbio un invito alla preghiera, ma anche di stimolo per tutti coloro che hanno a cuore il destino del nostro straordinario ed amato Paese. Ma la politica italiana, in generale, dalle parole di Sua Santità non esce affatto bene.

Chi si dedica alla politica con la “P” maiuscola deve far tesoro di questo invito e moltiplicare gli sforzi per combattere le deviazioni partitocratiche, l’uso distorto del potere per fini personali, l’immoralità dilagante, l’esaltazione dei falsi idoli come denaro e consumismo.

L’obiettivo del “bene comune” va perseguito ogni giorno nella pratica della politica: per gli anziani, per i giovani, per le famiglie, insomma per tutti, immigrati compresi. Ed è un obiettivo che non deve essere perseguito solo dai credenti, ma da tutti. Si tratta di un invito che ci riporta alle ragioni stesse, mi verrebbe da dire semantiche, della politica intesa come gestione della “res publica”. Un invito al buon senso e al nostro dovere di cittadini prima ancora che di cristiani.

Dal Papa è arrivato ieri lo stimolo a dare un segnale di pacificazione che rischia però di essere ascoltato da pochi. Abbiamo assistito in queste ultime settimane a uno spettacolo indecoroso, ma è da tempo che la politica nel suo complesso si presta a una delegittimazione costante a causa dei comportamenti di molti dei suoi protagonisti. E’ un’anomalia tutta italiana quella fatta di parlamentari che si lasciano comprare, di politicanti che sono stati condannati o sono sotto processo, di corrotti che non hanno fatto ancora le valigie.
Sapremo interpretare al meglio nel 2011 l’auspicio del Santo Padre oppure cercheremo il nostro misero tornaconto personale o di partito? Il Parlamento approverà ancora leggi ingiuste per favorire pochi a danno di tanti che vivono in gravi difficoltà? Alzeremo ancora i toni della polemica, o spiegheremo con la forza delle idee e senza compromessi al ribasso che l’Italia deve cambiare registro? Comincio ad avere la certezza che solo sostituendo chi ci governa sarà possibile invertire la rotta e seguire le parole del Papa. Berlusconi e la sua maggioranza non sono in sintonia con la storia, la cultura e la voglia di sviluppo degli italiani.

IL PAPA CHIEDE SCELTE IN NOME DEL BENE COMUNE, PER FARLO NECESSARIO CAMBIARE GOVERNO

3 Commenti

    1. DAL DIRE AL FARE!
      Come tutti i leader di istituzioni terrene il papa parla e non parla mentre Belisario interpreta e puo’ sempre essere smentito.
      Questa è un’arte molto nota a sindacalisti e politici ed io sono un ex sindacalista che, però, ha avuto il pregio di parlare sempre chiaro e, quindi, ho fatto poco carriera, perchè arrivato ad un certo livello, per un discorso di coerenza, ha mollato tutto e se n’è tornato nel suo recinto a pensare e rimuginare.
      Caro Belisario, il papa farebbe bene a parlare molto chiaramente ed anche se il pensiero è questo anche lui deve fare quadrare gli assi del suo recinto e, pertanto, dice e non dice!
      Infatti, se volesse rivolgere un invito chiaro a cambiare governo l’avrebbe detto con la stessa chiarezza che l’hai detto tu.
      Qualche anno indietro un mio amico domenicano, a cui è noto il mio agnosticismo, mi diceva che il papa non avrebbe dovuto ricevere Berlusconi (che in quel momento veniva chiamato “papi”).
      Ho cercato di spiegargli il mio punto di vista come ex sindacalista dicendogli che il papa interpretava il suo ruolo quale capo non dei cristiani ma di una chiesa che aveva fattezze umane e, quindi, era simile a tutte le organizzazioni terrene. Qundi, anche in quella occasione il papa “diceva e non diceva” e sarebbe stato dovere di un capo di governo, che andava ad inginocchiarsi davanti al massimo esponente di quel credo che lui asseriva di difendere, di comportarsi in maniera almeno adeguata a certi suoi principi etici e religiosi.
      Ma le cose vanno così. In questo modo, papa o non papa, ha sempre la possibilità di affermare che lui certe affermazioni non le ha mai asserite ed il ventilare soltanto non serve a nulla.
      Quando il papa si assumerà il coraggio delle sue azioni e parlerà chiaro forse allora anche tanti credenti della “Lega” cominceranno a prendere le distanze da tanti ciarlatani che parlano di prossimo, bene comune e di morale e poi razzolano come tutti gli altri.

    2. Giuseppe Carbone scrive:

      Sono d’accordo che Berlusconi e la sua maggioranza non operano per il bene comune. Ma non basta un altro governo. E’ necessario come persone e politici non essere affetti dalla Berlusconite, una strana influenza che ormai colpisce a destra e a manca. E poi se non cambiamo le regole del governo mondiale,
      non aboliamo i paradisi fiscali ( e il Vaticano é un paradiso fiscale )quale bene comune si può creare. Il papa come capo spirituale della chiesa é in contraddizione con il papa capo dello Stato Vaticano. Quale seguito possono avere le parole del papa per la società quando sono contraddette dall’attività dello IOR, ieri come oggi. (Leggi VAYTICANO SPA)

    3. antonio revelli scrive:

      sono perfettamente d’accordo che non basti cambiare governo. Con la scarsità di idee e le divisioni della sinistra si finisce con il dar ragione all’astuto profittatore. Oggi la sinistra appare sempre più confusa a causa (mi pare) di personalismi e di individualismi degni dei più beceri partiti conservatori. Quando uno sforzo collettivo per pensare e prepararsi ad operare con serietà, senza troppe preoccupazioni di potere? (è vero che per cambiare bisogna avere il potere; ma se non si è capaci di parlare con chiarezza e sincerità, dimostrando di conoscere veramente i problemi del paese e di avere proposte di soluzione pensate e convincenti, non si troverà credito e non si avrà mai ilpotere). antonio revelli

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