ALLARME ROSSO PER LA GIUSTIZIA, TRA EMERGENZA CONTINUA E MAGISTRATURA SOTTO ASSEDIO

29 gennaio 2011 in Giustizia, Politica

Sul ponte sventola (quasi) bandiera bianca. La Giustizia italiana è al collasso, abbandonata al suo destino da un governo che alla parola giustizia è sempre stato allergico e che in due anni e mezzo si è distinto soprattutto, se non solo, per il cannoneggiamento continuo ed eversivo a cui ha sottoposto la magistratura. Così l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario è stata ovunque, da Nord a Sud, l’occasione per lanciare un drammatico grido d’allarme, per ribadire ancora una volta che così non si può andare avanti, che non è possibile né accettabile che un comparto già in emergenza debba anche subire l’attacco quotidiano di quella parte del potere politico che punta a delegittimare la magistratura e ad aggredirne le garanzie dello status di indipendenza.

“C’e’ uno stato di profondo disagio che pervade oggi i magistrati nel delicato compito di amministrare la giustizia in questo Paese”, ha detto il presidente della Corte di Appello di Roma, Giorgio Santacroce. “Un disagio – ha spiegato – dovuto alle condizioni tutt’altro che ottimali in cui si svolge il loro lavoro, ma soprattutto al tenore e all’inusuale provenienza degli attacchi che subiscono con sempre maggiore frequenza e che vanno al di là della critica (legittima) dei provvedimenti giudiziari e del modo di lavorare, assumendo in crescendo toni gratuitamente denigratori. L’aspetto più preoccupante di queste critiche è la delegittimazione che ne deriva per un’istituzione che, per definizione costituzionale, è autonoma e indipendente da ogni altro potere e che quando si cerca di trasformarla o di farla apparire come qualcosa di diverso, è destinata a perdere quelle che sono le sue prerogative fondamentali: la terzietà, la mancanza di fini. In una parola l’essere al di sopra delle parti”.

Parole eloquenti, pesanti, a cui il ministro Alfano ha avuto la faccia tosta di replicare rivendicando “l’impegno del governo in materia di giustizia”. Quale impegno? Il governo non  ha fatto nulla per la Giustizia, si è preoccupato solo di scrivere leggi ad personam e lodi salva Berlusconi incostituzionali e infatti puntualmente bocciati dalla Consulta. Per il resto niente: nessuna riforma, nessuna iniziativa, nessuno stanziamento di fondi, che sono stati anzi tagliati. Dei 1.590 milioni di euro affluiti nel Fondo unico giustizia, al settore sono poi arrivati soltanto 159 milioni, di cui ora solo 61 disponibili. Mancano 1.200 magistrati, molti dei quali nelle procure della Repubblica del meridione, e manca personale amministrativo. Non si procede alla riforma del codice penale, che permetterebbe di ridurre i reati visto che molti possono essere colpiti con sanzioni amministrative, né alla riforma del codice di procedura penale, che consentirebbe di velocizzare i processi. Non si riesce a introdurre il processo telematico per accorciare i tempi lunghissimi delle cause civili. Non si riesce a risolvere il drammatico problema del sovraffollamento delle carceri, per quale il ministro Alfano continua ancora oggi ad assumere gli stessi impegni già adottati nel 2008. Le numerose proposte di legge  che l’Italia dei Valori ha presentato per rendere più veloce e più efficiente la macchina della giustizia giacciono da tempo inspiegabilmente in Commissione e non vengono esaminate.

Tutti indizi chiari, che provano il totale disinteresse di questo governo per la Giustizia e la nota avversione di Berlusconi verso la magistratura, che egli considera come ‘un cancro da estirpare’. Aspettando giorni migliori, che verranno presto, non appena questo pessimo governo andrà a casa, bisogna intanto “resistere, resistere, resistere”. Ora più che mai.

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