LO STATO DELLE EMERGENZE E LA VIA D’USCITA

2 marzo 2011 in Ambiente, Sociale

Un’ondata di maltempo sta flagellando il Centro-Sud d’Italia: i territori si sono sgretolati come castelli di sabbia, intere aree sono rimaste allagate e le infrastrutture sono crollate. Non è normale che fenomeni metereologici, anche intensi, debbano causare morti e feriti, danni per milioni di euro e in sostanza veri e propri disastri ambientali. La Basilicata, la Puglia, la Calabria e le Marche sono state colpite in modo devastante non tanto per una disgrazia del fato, quanto per una precisa responsabilità politica nei confronti dei cittadini con la quale, prima o poi, sarà inevitabile fare i conti.

È troppo comodo intervenire dopo le emergenze finanziando misure tampone ma evitando di affrontare a monte le problematiche strutturali del nostro Paese: il dissesto idrogeologico è un grave pericolo che sfidiamo ogni giorno, e senza un intervento strutturale le alluvioni, i terremoti e le frane continueranno a causare danni ai cittadini, alle attività produttive e all’ambiente. La più urgente e improrogabile opera pubblica che serve al bene dei cittadini, al di là di ciò che pensa il Faraone, è la messa in sicurezza del territorio. Ho presentato un’interrogazione urgente al Governo per chiedere che si abbandoni la logica di intervento a posteriori in favore di una politica di prevenzione. È l’unica via per uscire da un perenne Stato delle emergenze che coinvolge milioni di persone.

I costi di un’azione preventiva di intervento sul dissesto idrogeologico e sulle carenze delle infrastrutture costerebbe peraltro molto meno dell’attuale spesa emergenziale per la ricostruzione e il risanamento. Negli ultimi 20 anni abbiamo speso una media di 1 miliardo e 200 milioni di euro l’anno per tali interventi, sottraendo denaro alla tutela ambientale senza risolvere la patologia di una fragilità che è strutturale, diffusa in tutta l’Italia. L’89% dei comuni è a rischio idrogeologico,  24 milioni di cittadini vivono in zone a rischio sismico e 7 milioni di edifici ricadono in zone pericolose.

La messa in sicurezza deve partire da questa impressionante mappatura, coinvolgendo le professionalità locali, per arrivare ad una ottimale pianificazione dei fondi, anche avvalendosi di organi terzi ed imparziali per la valutazione dei progetti di intervento, e procedere infine ad una verifica del rispetto delle norme per la ricostruzione, evitando la creazione di nuove criticità e soprattutto sprechi e appalti truccati. Il Gruppo IdV al Senato ha illustrato questi concetti con una corposa mozione che offre una via d’uscita riferendo nel dettaglio dei rischi territoriali e delle misure da adottare: il Governo sa cosa fare, ma pare più interessato a stringere mani e posare nelle foto quando arriva a soccorrere, per abbandonarli il giorno dopo, migliaia e migliaia di cittadini che avrebbero bisogno di tutele a lungo termine, e non di interventi che durano il tempo di una conferenza stampa. Questo è la maggioranza delle chiacchiere e delle escort: per cambiare bisogna mandarli a casa con i referendum di primavera.

Clicca qui per leggere la mozione sulla tutela territoriale presentata dal Gruppo IdV al Senato

LO STATO DELLE EMERGENZE E LA VIA D’USCITA

3 Commenti

    1. Nicola scrive:

      L’Italia che scende in ogni settore e … frana.

    2. mario marino scrive:

      che il fango porti via definitivamente chi lucra sulle disgrazie della povera gente.

    3. isaia67 scrive:

      menomale tra nn molto tutto finirà…………SANANDA YESHUA BEN JOSEPH ritorna…..preparatevi……..

Lascia un commento

LO STATO DELLE EMERGENZE E LA VIA D’USCITA

0 Trackback

  • Nicola
    del 2 marzo 2011
  • mario marino
    del 2 marzo 2011
  • isaia67
    del 2 marzo 2011