Gli ultimi giorni di Pompei

3 novembre 2011 in Economia, Politica

Quando fedelissimi come Isabella Bertolini, Giorgio Stracquadanio o Maurizio Paniz manifestano un forte disagio, quando due deputati finora fedeli come Ida D’Ippolito e Alessio Bonciani annunciano il passaggio dal Pdl all’Udc, quando tre (ir)responsabili passano al gruppo Misto, significa che siamo agli ultimi giorni di Pompei. Il riferimento alla cittadina vesuviana non è casuale. Pompei è il simbolo plastico della decadenza di un governo che sta cadendo a pezzi, muro dopo muro e, come nella Pompei di 2000 anni fa, la vita continua ogni giorno come se nulla stesse per accadere.

Prendete Angelino Alfano, perde i pezzi di una maggioranza già risicatissima alla Camera, eppure va da Napolitano a dirgli che Berlusconi deve restare fino al 2013, magari allargando la coalizione, ma con chi? Oppure prendete Berlusconi, va a Cannes a dire che tutti i suoi provvedimenti saranno approvati in fretta con il voto di fiducia, ma chi gliela vota?

Se il momento non fosse tragico si potrebbe addirittura ridere, perché i due fantomatici leader hanno superato il senso del ridicolo. E invece no. Uno è presidente del Consiglio, l’altro è il segretario del principale partito di maggioranza. Tant’è. Ogni momento questo è quanto passa il convento. L’opposizione si sta attrezzando per cambiare lo stato delle cose. Ogni giorno che passa l’Italia si sposta verso il baratro e il governo resta immobile a godersi lo spettacolo perché non sa cosa fare.

A Cannes, poi, l’Italia è rappresentata da un presidente del Consiglio e un ministro dell’Economia che, di fatto, non si parlano. Berlusconi e Tremonti ancora una volta si presentano a un vertice europeo con le mani vuote e tante intenzioni, ma stanno solo prendendo tempo. Questo giochino non potrà durare ancora a lungo. Lo stesso maxiemendamento, che dovrebbe essere la prima risposta all’Europa, non approderà prima di lunedì in Senato perché la maggioranza non sa ancora cosa metterci dentro. Del resto, la crisi è stata causata da banche e banchieri, per questo la soluzione non può arrivare con le loro ricette, perché non sono credibili.

La Bce indica il punto d’arrivo, ma l’Italia è uno stato sovrano e tale deve rimanere con aggancio forte all’Europa. Prima di toccare le pensioni e agevolare i licenziamenti, io penserei a privatizzazioni (vendita del patrimonio pubblico, escluso quello storico, archeologico, artistico e paesaggistico); a liberalizzazioni per non tenere ingessato il mercato, con poche regole da rispettare; alla lotta senza quartiere all’evasione fiscale e alla corruzione; ai tagli ai costi della politica; alla eliminazione di sprechi e privilegi. Se queste misure verranno adottate, e con il dialogo con le parti sociali, si potrà mettere mano al welfare. Insomma, qualsiasi misura deve tenere conto, sullo sfondo, del principio che in questo momento chi più ha più dà. Non possiamo chiedere a chi ha già pagato (senza avere alcuna colpa della crisi) di pagare ancora.

Dobbiamo prepararci, quindi, all’alternativa. Resto convinto che la via maestra siano le elezioni, ma è anche vero che ci troviamo davanti a un momento storico davvero particolare e che alcune cose vanno fatte, e con urgenza. Parliamoci chiaro, la responsabilità politica se ci troviamo a questo punto è tutta di Berlusconi che prima ha negato la crisi e poi, quando di fronte all’evidenza è stato costretto ad ammetterla, non ha saputo trovare soluzioni. Così facendo si sono persi almeno tre anni.

Per questo, trovandoci in una situazione particolarmente grave, le elezioni possono essere precedute da un breve governo a tre condizioni: deve essere guidato da una personalità autorevole, la maggioranza che lo sostiene deve essere molto ampia e deve approvare misure economiche urgenti ma eque cambiando, possibilmente, anche la legge elettorale. C’è infine un altro paletto: il governo attuale deve passare la mano subito perché non c’è tempo da perdere. La Grecia è terribilmente vicina.

Gli ultimi giorni di Pompei

5 Commenti

    1. Renato Pani scrive:

      Portando le cose al tempo di pace (per nostra e comune fortuna!) siamo all’equivalente di Caporetto. Ma non riusciamo a sostituire Cadorna (per carità, gli eredi di Cadorna mi perdonino il paragone infamante per un soldato onorato anche se discusso) che continua a credere chre il fronte si tenga fucilando i soldati (vedi faciilitazione dei licenziamenti).
      Se i nostri nonni avessero fatto così gli austriaci anziché al Piave sarebbero arrivati al Po. E a salvarci sarebbero stati i francesi, gli inglesi e i Tommies col cappello da boy scout.
      Possibile che questa nostra Italia attuale non riesca a scrollarsi di dosso uno stato maggiore inetto, neanche di fronte alla rotta imminente?
      Renato Pani

    2. Antonio Burelli scrive:

      Caro On.le Belisario,
      il governo “istituzionale” o come diavolo lo chiamerete è un grande errore ! bisogna indicare subito la data delle elezioni, fare un governo che gestisca il periodo prima di arrivare alle elezioni e poi solo un governo con la legittimazione popolare potrà assumere le scelte difficili e dolorose da assumere ma con davanti una prospettiva di 5 anni. Per IdV il governo tecnico sarà una caporetto …..misure impopolari e subito dopo le elezioni ….. peggio di così ……. peccato IdV era stata coerente ma adesso rischia e rischia molto !!!

    3. Daniela Pallotta scrive:

      Penso che il momento sia già passato…, ma visto che la realtà tragica(anche se può sembrare comica)è questa SUBITO un breve governo tecnico che però cambi la legge elettorale! Poi subito dopo, la legge sul conflitto d’interessi. Il voto al più presto. Ma il mostro è ancora lì!!!!!

    4. Giada scrive:

      Gent.mo Senatore Belisario, in questo momento occorre un governo tecnico credibile per cercare di portare l’Italia fuori dalla crisi, iniziando a dimezzare le spese militari poi eliminare le province fare pagare una Tobin tax per tutte le transazioni finanziarie ed una patrimoniale per i redditi più alti… e perchè no portare gli emolumenti dei nostri politici in linea con gli altri deputati e senatori Europei. Comunque fare sul serio con l’evasione fiscale.

    5. mario scrive:

      un’altro paese se avesse queste risorse storiche le rivaluterebbe non solo in termini economici ma anche e sopratutto per il rispetto che dobbiamo a chi storicamente ci ha preceduto.

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  • Renato Pani
    del 3 novembre 2011
  • Antonio Burelli
    del 3 novembre 2011
  • Daniela Pallotta
    del 4 novembre 2011
  • Giada
    del 4 novembre 2011
  • mario
    del 6 novembre 2011