Per una sanità libera dalla politica

29 novembre 2011 in Italia dei Valori, Politica, Sanita’, Sociale

Con la crisi ci sarà da fare sacrifici, ce lo ripetono spesso e, visti i conti pubblici, ne siamo consapevoli. C’è un settore, però, in cui siamo chiamati a operare dei tagli che non devono comportare una diminuzione dei servizi: la sanità. Il nostro sistema è celebre in tutto il mondo perché riassume nel migliore dei modi la sinergia tra pubblico e privato e perchè offre davvero un’assistenza a tutti: ricchi e poveri, anziani e bambini. Quella dei tagli sarà un’operazione assai complicata, perché il sistema sanità è diventato, negli anni, un malato cronico.

I problemi sono sorti, a mio parere, quando si è inserito un concetto aziendalistico nella gestione dei servizi ai cittadini.  Ma andiamo con ordine. In ben cinque regioni il sistema sanitario è stato commissariato: Lazio, Molise, Abruzzo, Campania e Calabria. Sono, addirittura, 10 quelle che hanno dovuto sottoscrivere dei piani di rientro, le cinque commissariate e in aggiunta Sicilia, Liguria, Sardegna, Piemonte e Puglia. Si tratta di interventi che impongono sacrifici enormi perchè i piani comprendono, tra le altre misure, la riorganizzazione della rete ospedaliera, con la riduzione dei posti letto, il blocco delle assunzioni e del turnover, l’introduzione della distribuizione diretta dei farmaci e dei meccanismi di rimborso. 

L’Italia dei Valori ha presentato diversi disegni di legge, sia al Senato  che alla Camera, per riscrivere il sistema sanitario. Uno dei punti su cui ci siamo battuti maggioramente è quello relativo alla nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie, selezione che non può essere politica ma deve essere affidata a organismi terzi, realmente indipendenti, altrimenti si rischia di mettere una toppa peggiore del buco. Solo così si può scardinare il sistema di clientele che porta disservizi, favoritismi, spese più alte e, dulcis in fundo, tagli ai servizi ai cittadini.
Ricordo, inoltre, che la legge sul federalismo fiscale prevedeva l’autonomia del sistema sanitario regionale. Ebbene, quella legge fu votata anche dall’IdV ma, a distanza di due anni e mezzo, siamo ancora lontanissimi dalla sua attuazione definitiva. Manca ancora, ad esempio, lo studio dei costi standard su cui poi verranno determinate le risorse disponibili che devono garantire i livelli essenziali di assistenza uguali per tutti.

Le regioni devono riappropriarsi integralmente della capacità di gestire il servizio sanitario, evitando di sperperare, coniugando in modo virtuoso principi azienda ostici con l’universalità dell’assistenza. Confido che col nuovo ministro, un tecnico, docente di diritto della sanità e uno dei pochi  esperti del settore, possa cominciare una stagione nuova.
So bene che i sacrifici toccheranno anche questo delicatissimo settore, ma ogni intervento deve essere, in questo ancora più che in altri ambiti, equo e solidale. Senza un vero spirito di solidarietà, la nostra sfida rischia di non raggiungere il traguardo.

Per una sanità libera dalla politica

Un commento

    1. Giada scrive:

      Sono daccordo a che gli ospedali vengano gestiti da personale che non abbia niente a che fare con i vari partiti. I medicinali invece di pagarli a prezzo di farmacia, gli ospedali dovrebbero pagarli a prezzo di costo ovvero quanto lo pagano le farmacie o anche meno dato che tantissimi ospedali fanno un largo uso di medicine. Bisogna che le donne tranne in casi straordinari partoriscano senza cesario come ho fatto io. Gli sprechi si hanno quando per fare cassa i chirurghi consigliano gli interventi chirurgici senza che ce ne sia di bisogno. Nei paesi che si toglie l’ospedale bisogna che ci sia un pronto soccorso attrezzato benissimo con un massimo di 30 posti letto, per casi gravi; inviare i malati ordinari in altre sedi. Dulcis in fundo bisogna mettere dei controllori in modo da evitare facili speculazioni di operazioni mai avvenuti.

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  • Giada
    del 30 novembre 2011