Che bella la copertina del Time

14 dicembre 2011 in Italia dei Valori, Politica, Sicurezza, Sociale

Ho percorso oggi pomeriggio poche centinaia di metri dalla sede nazionale dell’Italia dei Valori, alle spalle della galleria Sordi, vicino alla Camera, fino al mio ufficio in Senato e ho trovato persone che protestavano davanti Montecitorio, a piazza Navona e in altri punti del centro di Roma. Un segno tangibile che il disagio sociale sta raggiungendo punte insostenibili. Certo, si tratta di un fenomeno mondiale. E mi ha molto colpito la copertina del Time di questa settimana che ha nominato personaggio dell’anno il manifestante.

Il 2011 è stato anno di grandi stravolgimenti sociali e, sia pure per motivi diversi, le manifestazioni si sono moltiplicate in tutto il mondo, dal Nord Africa, ricordo la splendida primavera araba che ha cacciato (con qualche esagerazione) tutti i dittatori della zona, a Occupy Wall Street, dalla Grecia alle ultime manifestazioni in Russia. Addirittura si sono registrate proteste di lavoratori in alcune fabbriche della Cina.

Motivi diversi, ma stessa matrice: la lotta contro l’arroganza del potere e per il miglioramento delle condizioni collettive e individuali delle persone.

L’Italia, con la sua terribile crisi, non poteva essere esente dalle proteste. Anche il manifestante italiano, a cui stanno togliendo soldi e diritti, a cui stanno cercando di inculcare il conflitto tra generazioni, tra generi, tra poveri, è a buon diritto sulla copertina del Time.

Bisogna però tenere altissima la guardia. Negli anni 60 e 70 le proteste generose e ideali dei giovani di quella generazione, portarono ad estremismi spesso intollerabili e al terrorismo. Se non c’è una sponda politica in grado di incanalare la protesta con proposte concrete, il rischio di degenerazione c’è ed è molto alto, come dimostrano le minacce arrivate nei giorni scorsi al sindaco di Roma Alemanno, al ministro Severino, piuttosto che l’attentato al direttore generale di Equitalia.

Ma c’è un’altra forma di protesta che va arginata e combattuta duramente, quella contro il diverso da noi. Quanto accaduto, con diverse modalità a Torino qualche giorno fa e a Firenze ieri, è drammatico e va fermamente condannato.

In poche righe non posso fare una analisi sociologica spicciola, ma due fattori hanno, a mio parere, portato a questi tragici episodi: il disagio sociale ed economico che porta a vedere gli altri, i diversi, con occhi ostili, e la mitologia della sicurezza inculcata negli ultimi anni dai partiti di centrodestra, Lega in testa (ma anche Berlusconi, su questo tema, ha costruito la sua campagna elettorale del 2008). Qualcuno c’è cascato: il branco che brucia il campo Rom come il matto neonazista che cresce nel brodo di coltura dell’estrema destra di casa Pound. Ci sono responsabilità politiche precise alla base di questi tragici episodi che non possiamo sottovalutare e che dobbiamo prevenire e combattere.

Quel governo per fortuna non c’è più, ed è ora di ricostruire dalle macerie anche il senso comune della convivenza civile. L’Italia non è mai stata un paese razzista, ma ogni tanto deve ricordarlo. La violenza estremista, razzista e xenofoba è figlia del clima creato ad arte negli ultimi anni da un governo incosciente e irresponsabile come quello che ha vinto le elezioni nel 2008.

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