Perché nel calcio degli scandali non si dimette mai nessuno?

20 dicembre 2011 in Sociale

Sono davvero indignato per quello che sta accadendo nel calcio. Lo sport più bello del mondo pare sia anche il più sporco. La crisi nasce da lontano e sono assolutamente d’accordo con Roberto Saviano che, su twitter, oggi ha scritto: “Le mafie sanno che i tifosi non abbandoneranno mai il loro tifo. Quindi l’economia delle partite truccate può essere un affare infinito”.

Ci sono due elementi distorsivi che, a mio parere, consentono alle mafie di avere terreno fertile per il proliferare delle scommesse. Il primo è la debolezza e la cupidigia di alcuni giocatori che cominciano a guadagnare tanto troppo presto, e così alcuni (non tutti, per carità) non riescono a dare il giusto peso al denaro. Facile per gli intermediari della mafia e delle agenzie di scommesse entrare in contatto con loro e neanche troppo complicato truccare qualche partita.

Questi problemi però nascono da lontano. Ricordo con amarezza il primo blitz, quello del 1980, e le manette a tanti giocatori con le volanti della polizia in campo alla fine delle partite. Nomi illustri di quella ondata: Bruno Giordano, Paolo Rossi, Enrico Albertosi. Da allora il fenomeno è continuato costantemente e  negli anni successivi, fino ai giorni nostri, il fenomeno delle partite truccate è esploso nei campionati professionistici con cadenza periodica.

E qui arriva il secondo problema perché, nel calcio e nello sport in generale le facce sono sempre le stesse. Prendete Giancarlo Abete, l’attuale presidente della Figc, ha 61 anni e la sua scalata ai vertici del calcio comincia nel 1989, come capo del settore tecnico della Federazione. Poi prosegue la sua carriera con la Lega professionisti di C, quindi per due volte, tra il ’96 e il 2006 è vicepresidente federale, nel 2007 è eletto presidente della Federcalcio.

E Gianni Petrucci, il capo dello sport italiano, presidente del Coni? Siede su quella poltrona dal 1999, ben 12 anni. Prima ha fatto la spola tra la Federcalcio e la Federbasket dove, nel 1977 (!) diventa segretario generale (numero due del secondo sport nazionale). Insomma, è da ben 34 anni che comanda nello sport a livelli più o meno di eccellenza. E Raffaele Pagnozzi, più famoso per essere il suocero di Nesta? E’ il Richelieu dello sport italiano, anch’egli ricopre questa carica dalla fine degli anni 90. Credo che sia ora di dire basta: questi personaggi hanno fatto il loro tempo. Forse è ora che lascino spazio a forze fresche che, magari, siano maggiormente in grado di affrontare i problemi dello sport in generale e delle infiltrazioni mafiose nel calcio.

Perché nel calcio degli scandali non si dimette mai nessuno?

Un commento

    1. Caro senatore, per quanto mi riguarda la soluzione l’ho trovata già da un bel po’ di tempo, ho abolito la parola calcio dal mio vocabolario, dopo esserne stato un grande appassionato.

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