Le banche alimentano la crisi, ma sono i contribuenti a mantenerle: allora statalizziamole!

5 gennaio 2012 in Economia, Politica

La chiamano dittatura dello spread, fatto sta che la finanza sta condizionando la politica e quindi le stesse dinamiche economiche e sociali. Mentre la disoccupazione giovanile supera il 30%, l’attenzione dei Governi è concentrata sul drammatico andamento delle borse: i titoli bancari italiani continuano ad affondare Piazza Affari e tutti i maggiori istituti di credito registrano perdite record, trascinando a picco anche i mercati. La crisi finanziaria continua a peggiorare e a pagare le difficoltà del settore creditizio sono i contribuenti: cioè famiglie e imprese alle quali è negato l’accesso al prestito, ma che sono costrette a pagare di tasca loro gli aiuti di Stato alle banche. Un circolo vizioso che va immediatamente spezzato.

 

La Bce ha deciso di finanziare 523 istituti di credito con la modica cifra di 500 miliardi di euro al tasso dell’1% che, soprattutto in un momento come questo, significa denaro regalato. Perché tanta generosità? Due i motivi: anzitutto quello di consentire alle banche di acquistare i debiti sovrani al posto della Bce. In secondo luogo, quello di facilitare l’erogazione di credito a famiglie e imprese. Puntualmente, le banche hanno incassato senza neanche dire grazie e si sono guardate bene dal comprare titoli di Stato o dal concedere prestiti ai contribuenti. Così la crisi non fa che peggiorare e di questo passo sarà sempre più allarmante. L’egoismo delle banche sta letteralmente strozzando l’economia del sistema Ue, che continua a chiedere invano di riaprire il rubinetto del credito ed è per giunta costretta a ripagare i debiti causati dalla speculazione finanziaria degli squali che infestano le acque turbolente dei mercati.

 

In Italia le cose non vanno diversamente: la manovra varata dal Governo Monti, che per inciso è pieno zeppo di banchieri, contiene tre graziosi regali per gli istituti di credito in crisi di liquidità. Non lo dicono i disfattisti, ma Gianni Dragoni del Sole 24 Ore. Il primo: riduzione dei pagamenti in contanti, il che farà aumentare i pagamenti con bonifici e assegni, ma anche il numero dei conti correnti, consentendo alle banche di incassare maggiori introiti. Il secondo: riduzione dei prelievi in contante, con abbattimento dei costi per il personale allo sportello. Infine il terzo e più importante: la garanzia dello Stato sulla passività delle banche, sulle obbligazioni che emettono per autofinanziarsi.  Se un istituto non sarà in grado di rimborsare le obbligazioni nessun problema, sarà lo Stato a pagare. Cioè, ci penseranno i contribuenti!

 

Al netto della demagogia è chiaro che se tutte le banche fallissero sarebbe la catastrofe, ma è inaccettabile che un progetto di salvataggio sia fatto a spese dei redditi medio-bassi senza alcuna garanzia per l’economia reale né vigilanza sull’operato degli istituti di credito. È il momento che i responsabili di una scellerata gestione delle finanze si facciano da parte. Per questo lancio una provocazione: visto che i cittadini devono pagare gli aiuti alle banche, mentre gli stramilionari manager della finanza pensano solo ad autoalimentarsi, la politica deve intervenire e commissariare – almeno per questa fase d’emergenza – gli istituti di credito che per troppo tempo hanno vampirizzato l’economia reale. Espropriamo le banche drogate dalla speculazione, introduciamo il controllo dello Stato sul settore creditizio, statalizzandolo, e restituiamole a cittadini e imprese: non riusciremo a superare la crisi senza rimuoverne la causa alla radice.

Le banche alimentano la crisi, ma sono i contribuenti a mantenerle: allora statalizziamole!

3 Commenti

    1. @nunziomo scrive:

      Carto che sarebbe una bella provocazione ma credo impossibile. Continua così e grazie per il tuo impegno. Nunzio 58 anni 3 figli 2 a breve disoccupati che hanno 5 figli.

    2. Francesca scrive:

      In perfetto accordo con le colpe delle banche. Ma prima di metterle nelle mani dello Stato ci penserei un po. Non sarebbe il caso di migliorare lo Stato? Tipo aumentarne l’efficacia, diminuirne la corruzione, diminuirne la burocrazia, liberarlo dalla morsa della “casta”.
      Io temo che oggi affidando a questo Stato, così come è, la gestione del grande enercato dei soldi sarebbe come affidare la pecora al lupo.

    3. la rosa francesco scrive:

      Non sono daccordo !! Le banche hanno tutto l’interesse a comprare i titoli di stato con i nostri soldi presi alla BCE ,e che gli danno un rendimento netto del 6 % ,senza rischiare nemmeno un euro di tasca loro !!!

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Le banche alimentano la crisi, ma sono i contribuenti a mantenerle: allora statalizziamole!

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  • @nunziomo
    del 5 gennaio 2012
  • Francesca
    del 5 gennaio 2012
  • la rosa francesco
    del 6 gennaio 2012