La riforma del lavoro richiede confronto a tutto campo, il Governo accetti il contributo di forze politiche e parti sociali

8 gennaio 2012 in Lavoro, Politica

Il Ministro dello Sviluppo Passera ha annunciato che quello delle tasse è un capitolo chiuso. Farà piacere ai tantissimi italiani che sono stati tartassati in abbondanza da una manovra iniqua e recessiva. I pochi che ne sono usciti indenni, chi ha grandi patrimoni, evade le tasse o gode di inaccettabili privilegi, possono stare sereni: si passa alla fase due. Quella del cresci-Italia, che dovrebbe far ripartire il Paese dopo un tentativo di salvataggio per nulla convincente: le difficoltà strutturali dell’Italia restano, soprattutto sul piano occupazionale. Ci auguriamo che il Governo Monti non ripeta gli errori del passato, se la concertazione è sempre opportuna, lo è a maggior ragione sul tema del lavoro: l’Esecutivo non si può limitare ad ascoltare le proposte dei partiti e delle parti sociali, deve accogliere i contributi che vanno nel senso dell’equità e della crescita. Il Ministro Fornero metta definitivamente da parte ogni tentativo di cancellare l’articolo 18 e cominci a confrontarsi su come favorire l’ingresso nel mercato del lavoro, non l’uscita.

 

Se il buongiorno si vede dal mattino, gli incontri bilaterali con i leader dei sindacati e di Confindustria non promettono nulla di buono: ricordano troppo da vicino le pratiche sballate dell’ex Ministro della disoccupazione Sacconi e sembrano trattative fatte apposta per costringere ciascuno ad arretrare al buio dalle proprie posizioni. Il rilancio del mondo produttivo è un obiettivo prioritario per tutti e spetta al Governo cercare la miglior sintesi possibile: però la crescita non può passare dalla richiesta di ulteriori sacrifici ai soliti noti. Una seria riforma del mercato del lavoro deve salvaguardare i diritti e abbattere le posizioni consolidate, sostenere il reddito ed eliminare gli squilibri in fatto di ammortizzatori sociali, rivedere gli incentivi alle imprese ed affrontare la piaga del precariato. Le parti sociali si sono dichiarate disponibili a discutere gli interventi, in Parlamento esistono diverse proposte di legge che possono rappresentare un buon punto di partenza: l’Italia dei Valori punta a ridurre il costo per le assunzioni a tempo indeterminato, razionalizzare l’attuale selva di tipologie contrattuali, eliminare le forme di collaborazione gratuita, garantire un salario minimo di ingresso e favorire l’imprenditoria giovanile, prevedere incentivi per le aziende che assumono, e non sfruttano i lavoratori, e per i giovani riprendere l’apprendistato.

 

Molto si può fare, ma è necessario fissare un principio ben preciso: la crisi non può diventare l’occasione per una riforma che faccia gli interessi dei poteri forti, la strada dei licenziamenti facili non porta nessuna crescita. Parliamo piuttosto di come favorire la meritocrazia, introducendo meccanismi che incentivano la produttività e premiano le competenze: questa dev’essere la priorità se si vogliono valorizzare le forze sane del Paese. Se il Governo dimostrerà vera discontinuità, avrà tutto il nostro appoggio.

La riforma del lavoro richiede confronto a tutto campo, il Governo accetti il contributo di forze politiche e parti sociali

Un commento

    1. Francesca scrive:

      Un segnale su una ingiustizia: le dimissioni in bianco. Perchè non si comincia reintroducendo “subito” le norme anti dimissioni in bianco, introdotte dal Governo Prodi, ed eliminate dall’ultimo Governo prima di Monti?
      Certo non è una riforma, ma costa niente e sarebbe un segnale importante di attenzione verso la dignità del lavoratore (specialmente femminile in quanto più soggetto a questo odioso quanto illegale soppruso).

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La riforma del lavoro richiede confronto a tutto campo, il Governo accetti il contributo di forze politiche e parti sociali

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  • Francesca
    del 9 gennaio 2012