Il caso Umberto I e la Sanità da rifondare

20 febbraio 2012 in Sanita’

Se il grado di civiltà di un Paese si misura anche dal livello delle prestazioni sanitarie che offre ai cittadini, allora in Italia siamo messi veramente male. Non che ci fosse bisogno di conferme, ma quanto è successo a Roma è la fedele e impietosa fotografia di un sistema allo sfascio: al pronto soccorso del Policlinico Umberto I, una donna in coma dopo un trauma cranico è stata trovata dai senatori Marino e Gramazio legata a una barella con delle lenzuola e senza nutrizione da quattro giorni, in attesa che si liberasse un posto letto.

Una vicenda di una gravità inaudita, una vergogna indegna di un Paese che vuole dirsi civile. Il diritto alla salute è riconosciuto dalla nostra Costituzione come un diritto inalienabile dell’individuo, all’art. 32 è infatti scritto: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce le cure agli indigenti”. All’Umberto I è stato dunque negato un diritto costituzionale a una donna e non c’è giustificazione che tenga.

Il problema è che anni di politiche fallimentari e di commistioni di interessi hanno ridotto la sanità pubblica allo stremo. Il primo malato grave, oggi, in Italia, è proprio il sistema sanitario. Ma cosa è successo? E’ successo che invece di fare riforme serie, di tagliare le spese inutili e i tanti sprechi, si è lasciato campo libero a vergognosi giochi di potere e si è agito con tagli indiscriminati, ottenendo come unico risultato la riduzione di posti letto, la chiusura di diversi ospedali, il blocco degli investimenti e delle assunzioni. Ossia, un servizio del tutto inefficiente, come dimostra il caso di Roma, mentre i punti di eccellenza non riescono a nascondere intrallazzi, clientelismi, sprechi, corruzione.

Il punto è che l’idea della Sanità pubblica come costo si è rivelata fallimentare, è ora di considerarla un investimento. Bisogna tornare a dare risorse al comparto, ma bisogna farlo attraverso scelte e strategie nuove. Una delle priorità è riscrivere il meccanismo di nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie: la selezione non può essere politica ma deve essere affidata a organismi terzi, realmente indipendenti, altrimenti si rischia di mettere una toppa peggiore del buco. Solo così si può scardinare il sistema della malasanità che porta disservizi, spese più alte e, inevitabilmente, tagli ai servizi. Solo così si può tornare a garantire ai cittadini il diritto alla salute, come è scritto nella Costituzione.

Il caso Umberto I e la Sanità da rifondare

4 Commenti

    1. Daniele Galdino scrive:

      Caro Belisario è una vita che ruoli di un certo livello vengono occupati da incapaci!! Finchè al governo non cambia l’aria non so quanto si possa fare per migliorare la situazione attuale.

    2. Stefania Martini scrive:

      Ormai avere soldi “non per vivere, ma per arricchirsi e diventare potenti” e’ piu’ importanti della vita dell’essere umano.
      Volevo far presente un altro problema non indifferente.Io
      sono una donatrice di sangue da parecchi anni,e purtroppo a causa dei tagli l’AVIS comincia a risentirne.
      E’ grazie anche ai tanti volontari che tutti i giorni si danno da fare, che ancora sopravvive.
      Il mio appello e’ di fare il possibile perche’ questo importantissimo servizio GRATUITO, che serve per salvare tante vite,non venga perso.Non vorrei si arrivasse a dover pagare anche il sangue!
      Con fiducia
      Stefania

    3. Caro Senatore, sono perfettamente d’accordo con te, purtroppo la nostra povera Italia è ridotta a paese da terzo mondo a causa di una classe politica indegna di tal nome, io nonostante tutto sono ancora fiducioso alla condizione di riappriopriarci del nostro perduto orgoglio per mandarli a zappare le terre incolte.

    4. Giada scrive:

      Il problema della sanità Italiana è che i partiti vogliono metterci lo zampino inserendo gente incapace di gestire la cosa pubblica, per cui dopo anni che ministri si ritrovavano anche le poltrone e divani oltre imbottite di banconote, ci ritroviamo con un debito che non permette di spendere più di un tot di soldi per la sanità, e con i tagli in atto siamo belli che fritti!!!

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  • Daniele Galdino
    del 20 febbraio 2012
  • Stefania Martini
    del 21 febbraio 2012
  • donato dell'aquila
    del 21 febbraio 2012
  • Giada
    del 22 febbraio 2012