Volevamo darvi la parola sull’articolo 81, ma non è bastato

17 aprile 2012 in Economia, Italia dei Valori, Politica, Sociale

Ebbene sì, mi avete convinto, ci avete convinto. La valanga di mail e di commenti sui social network e sul mio blog contrari al nostro voto favorevole al pareggio di bilancio, avvenuto nelle prime tre letture in Parlamento per la modifica in Costituzione dell’articolo 81, mi hanno indotto a convocare una riunione del Gruppo Idv al Senato. Abbiamo discusso, ragionato, letto le vostre ragioni, le vostre critiche, i documenti che ci avete inviato come l’appello dei Nobel per l’economia, e alla fine abbiamo convenuto che la cosa migliore fosse votare contro in Aula per provare a non raggiungere i due terzi e consentire al popolo sovrano di esprimersi sulla questione.

Non ci siamo riusciti perché tutti i partiti della maggioranza, con qualche isolata e personale eccezione, hanno votato a favore. Hanno votato sì in 235 (tra cui il presidente Monti, venuto apposta a votare), si sono astenuti in 34, abbiamo detto no in 11, tutti dell’Italia dei Valori.

Mi dispiace perché immagino che, come avete fatto con me, avete inondato di proteste e di ragionamenti anche siti di altri partiti e di altri parlamentari. Ma quasi nessuno ha pensato che forse, in presenza di un movimento così ampio, contrario alla modifica dell’articolo 81, sarebbe stato meglio lasciare la parola al popolo sovrano.

Invece l’esito del voto non ha lasciato scampo. Segno dello scollamento che esiste ormai tra Paese reale e palazzi. Noi, anche perchè un Parlamento di nominati e con tanti inquisiti non ha l’investitura morale per cambiare la Costituzione nata dalla Resistenza, ce ne siamo accorti con un po’ di ritardo, ma il nostro è stato un ravvedimento operoso.

Intendiamoci, sono ancora convinto che la nuova formulazione non impedisce completamente politiche di tipo keynesiano (anche se le rende ben più difficili), ma quando i cittadini chiedono a gran voce di poter dire la loro, la politica deve fare un passo indietro e lasciare spazio alla democrazia diretta. Io e il mio gruppo lo abbiamo fatto, purtroppo non è bastato.

Sono rimasto molto colpito, e con me Di Pietro quando gliene ho parlato, dai vostri argomenti e dalle vostre testimonianze. La Costituzione non può essere ispirata a meri criteri ragionieristici, specie in una fase recessiva dove sono solo gli italiani a reddito fisso a pagare le spese: lavoratori e pensionati, per non dire dei disoccupati.

E già, nessuna lotta all’evasione fiscale, nessuna lotta alla corruzione, nessun taglio alla spesa pubblica, nessun taglio al finanziamento dei partiti. Ma intanto il Pil diminuirà nei prossimi anni e, per raggiungere il pareggio, dovremo tassare sempre i soliti, lavoratori, dipendenti e pensionati. Oppure assiteremo ai tagli del welfare e dei servizi ai cittadini.

Volevamo darvi la parola sull’articolo 81, ma non è bastato

3 Commenti

    1. Giada scrive:

      Tanto per cambiare in un modo o nell’altro comanderà sempre la destra, che in questo momento con Monti è il continuo di Berlusconi, Carissimo Senatore, io penso che gli Italiani non sappiano cosa sia la vera democrazia, il fascismo impera ancora nei partiti.

    2. Stefano Grevi scrive:

      Grazie per averci provato. Per il bene della Costituzione e della Democrazia auspico non nascano dal malcontento per le istituzioni e dalla disperazione movimenti che portino ad una guerra civile o ad atti di sangue. Stefano Grevi

    3. Paolo Zuccaro scrive:

      Grazie di aver votato contro questa modifica della Costituzione, vi prego fortemente -allo scopo di salvaguardare la democrazia e l’economia del nostro paese- di opporvi con fermezza alla partecipazione al fondo salva stati (ESM), una delle più grandi fregature (e potenzialmente molto peggio) perpetrate in questi decenni a danno delle democrazie sovrane.

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