Le istituzioni rischiano di diventare sepolcri imbiancati, e non è un bene

3 giugno 2012 in Politica

Sono preoccupato perché la distanza tra le istituzioni e i cittadini cresce di continuo. Un esempio. Il presidente della Repubblica ieri ha attaccato Antonio Di Pietro perché ha “osato” criticare la decisione di tenere la parata militare del 2 giugno invece di spendere i soldi che si sarebbero risparmiati per i terremotati.

Di Pietro non ha fatto altro che interpretare il sentimento di molta gente a cui ha dato fastidio la noncuranza con cui Napolitano ha liquidato la faccenda. Del resto, il Capo dello Stato si è guardato bene dal visitare le popolazioni colpite dal terremoto. Un suo predecessore, Sandro Pertini, in carica nel 1980, si precipitò nelle zone colpite dal sisma in Campania e Basilicata. Fu accolto dal calore della gente perché allora la presenza del Presidente della Repubblica era identificata con quella dello Stato che si fa carico dei problemi. Con migliaia di morti, molti dei quali ancora sotto le macerie, il conforto e l’umanissimo strazio del Presidente Pertini fu, in quel momento, la rappresentazione fisica dell’intera Italia che si stringeva ai fratelli sfortunati colpiti dalla disgrazia.

Napolitano, e non è certo colpa sua, non avrebbe rappresentato la stessa cosa e lo stesso presidente Monti, che è andato in Emilia per una breve apparizione il 22 maggio scorso, è stato contestato. In quel momento Monti non è stato percepito come lo stato che si stringe ai suoi cittadini, ma come un corpo estraneo venuto in visita quasi per dovere istituzionale.

Ecco, le istituzioni venivano percepite come un tutt’uno con il corpo del Paese. Oggi no. Perché? Perché la politica si è chiusa sempre di più attorno ai propri interessi. Il governo e il Parlamento (non tutto per fortuna) credono di sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato per i cittadini e non ascoltano. Anzi, chi osa dissentire è considerato con fastidio. Eppure oggi sarebbe addirittura più semplice di ieri, perché c’è un mezzo potentissimo per far sentire la propria voce, il web. Ma ho l’impressione che la portata del mezzo non sia stata ancora compresa se oggi, un editorialista intelligente ed equilibrato come Stefano Folli, definisce, sul Sole 24 Ore, il web come “un’autostrada privilegiata di tutti coloro che esprimono rancore e malessere, in una sorta di anarchia informatica che è una delle caratteristiche dei nostri anni”. Insomma, secondo Folli e, ne sono convinto, secondo la stragrande maggioranza della classe dirigente di questo paese, sul web scrive solo chi è rancoroso ed estremista e quindi va marginalizzato. Invece è esattamente il contrario: il web va ascoltato perché su di esso si colgono gli umori più genuini del Paese.

Anche il Capo dello Stato deve farlo perché sta perdendo consenso e popolarità. La presidenza della Repubblica è storicamente, da sempre, un’istituzione a cui gli italiani hanno espresso grande fiducia nei sondaggi perché vista come garante dell’unità nazionale. E mai, sinora, dal Quirinale erano giunti attacchi così forti a leader di partiti o movimenti. Oggi, con il vistoso calo di fiducia per l’inquilino del Colle, c’è il rischio che le istituzioni diventino sepolcri imbiancati. Il Presidente vada in Emilia, e vedrà se gli riserveranno la stessa accoglienza che gli irpini serbarono a Pertini. Noi glielo auguriamo, ma prima vada sul web a leggere cosa pensano di lui.

Le istituzioni rischiano di diventare sepolcri imbiancati, e non è un bene

2 Commenti

    1. Pietro scrive:

      Condivido in pieno ciò che ha detto l’On. Di Pietro,con i soldi che hanno speso solo per salvarsi la faccia anzichè pulirsi la coscienza aiutando concretamente i terremotati

    2. [...] Le istituzioni rischiano di diventare sepolcri imbiancati, e non è un bene [...]

    3. Giada scrive:

      Spesso e volentieri le grida di dolore dei cittadini, tramite il web, rimangono inascolatati da questa classe politica che senza essere votata da alcuno si è inserita al governo con l’appoggio soprattutto del centro di Casini e la sinistra di Bersani. Di certo Napolitano non andrà in Emilia, lo sa perfettamente che da quelle popolazioni è visto come fumo negli occhi. Riguardo gli aiuti ai terremotati sarebbe giusto che tutti i partiti rinunciassero all’ultima trance di rimborsi elettorale, e sarebbero almeno sui 100 milioni.

Lascia un commento

Le istituzioni rischiano di diventare sepolcri imbiancati, e non è un bene

1 Trackback