Torniamo subito al voto!

15 giugno 2012 in Politica

L’esercizio del voto è la più alta espressione della democrazia, ma in Italia chi chiede di tornare alle urne di fronte al venire meno della maggioranza uscita vincitrice dalle elezioni è visto come un pericoloso sovversivo. Restituire la parola agli elettori, rispettare la sovranità del popolo, come è successo in Francia, Spagna e Grecia, è considerata una eresia o, più probabilmente, è vista come una minaccia da chi si è attaccato al potere e non intende rinunciarvi.

Quando il governo Berlusconi è caduto, l’Italia dei Valori ha subito indicato nelle elezioni, o, in alternativa, in un governo che tenesse i conti in regola e facesse una nuova legge elettorale in 2-3 mesi, le sole strade percorribile. Ritenevamo che un governo tecnico sostenuto da una maggioranza trasversale, con dentro sia Pdl che Pd, non potesse essere una soluzione per il Paese. Sette mesi dopo abbiamo la prova che non ci sbagliavamo.

In questi sette mesi la maggioranza Pdl-Pd-Udc si è confermata infatti un controsenso, capace di trovare una sintesi solo grazie a improbabili e pericolosi compromessi. In questi sette mesi il governo dei tecnici, ostaggio di questa maggioranza improponibile, si è rivelato incapace di governare. Per averne una fresca conferma basta considerare quello che è successo sulla riforma del Lavoro, sul ddl anticorruzione e, da ultimo, sul decreto Sviluppo. Un decreto di fondamentale importanza, annunciato e atteso come il provvedimento della svolta, quello in grado di far scattare finalmente la fase due del governo Monti, di far ripartire la tanto sospirata crescita.

Ci riuscirà? Valuteremo quando avremo letto il testo, perché degli annunci di Passera non ci fidiamo più. Quel che è certo, però, è che un decreto per lo sviluppo si scrive con precisi sbocchi politici. La speranza, dopo tante cocenti delusioni, è che almeno questo non sia un decreto elettorale, con cui qualche tecnico punta in realtà solo a promuovere la propria immagine in vista di un ingresso in politica. Chi vuol capire, capisca!

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