Il papocchio del semipresidenzialismo e le finte riforme

21 giugno 2012 in Politica

Stanno facendo un papocchio confuso e pericoloso. Stanno devastando la Costituzione con un progetto di riforma pessimo sotto tutti i punti di vista. Prendete il semipresidenzialismo: già nella Costituzione attuale il sistema delle garanzie sta venendo meno a causa di una serie di forzature e di una evidente debolezza del Parlamento rispetto ad altre Istituzioni. Il complesso sistema di pesi e contrappesi voluto dai costituenti, che ha funzionato molto bene finora, rischia ormai di deflagrare a cuasa dei continui colpi di mano degli ultimi venti anni e che continuano ancora oggi.

In Aula, al Senato, è approdato un progetto di riforma targato ABC già pessimo. Non bastasse, il Pdl, con la complicità della Lega, ha deciso di forzare ulteriormente la mano puntando a introdurre il semipresidenzialismo per aumentare (ma anche confondere) i poteri del capo dello Stato e del presidente del Consiglio a discapito del governo e soprattutto del Parlamento, che non avrebbe più alcuna capacità di controllo sulla volontà dell’esecutivo. Anzi, sarebbe ricattabile dal primo all’ultimo giorno di legislatura.

Ma il papocchio non finisce qui. A Palazzo Madama, oggi, si è vista l’indegna sceneggiata di una politica arroccata a difesa dei suoi privilegi per non fare nessuna riforma credibile. Non la riforma della Costituzione, che non è un tabù ma che non può essere affrontata senza una ampia consultazione e un’approfondita discussione. E nemmeno quelle riforme semplici semplici, come l’incandidabilità dei condannati e una seria riduzione del numero dei parlamentari, che gli italiani chiedono con forza e su cui, a parole, tutti i partiti sono d’accordo.

L’Italia dei Valori si è battuta per avere finalmente un Parlamento pulito, ma siamo rimbalzati contro un muro di gomma. Niente da fare anche per il dimezzamento secco del numero dei parlamentari: il Senato si è limitato a votare la riduzione dei soli deputati da 630 a 508, una sforbiciata ridicola a cui si aggiunge il paradosso che lo stesso Senato non si è espresso sul taglio del numero dei senatori, rimandando il voto alla prossima settimana.

Insomma, riforme per finta, ma nella realtà un pasticcio senza limiti, tra emendamenti che ritornano in commissione, semipresidenzialismo del Pdl barattato con il Senato federale della Lega, riduzione minima del numero dei parlamentari, condannati per reati dolosi che potranno continuare a sedere in Parlamento.

Ci ha messo del suo anche il presidente Schifani, contingentando i tempi come se si discutesse di sciocchezze e non della riforma della nostra Carta fondamentale. Come ho già scritto su questo blog qualche giorno fa, la Costituzione non è un monumento intoccabile. La si può cambiare, i costituenti lo stabilirono all’art. 138, che disciplina proprio il procedimento di revisione costituzionale.

Quello che non si può permettere, però, è che se ne faccia scempio a fine legislatura, in tutta fretta, con una riformaccia pericolosa, insensata, frutto di scambi impropri e di accordi sottobanco. Su questo continueremo a dare battaglia, sempre. Poi saranno gli italiani a giudicare.

Il papocchio del semipresidenzialismo e le finte riforme

2 Commenti

    1. Giada scrive:

      e si invece di tagliare sia deputatio che Senatori sono stati tagliati solo la minima parte dei deputati, rimandando alle calende greche quella dei senatori. Ma di tagli delloe buste paga più Europei non se ne parla per niente e neppure delle auto blu.

    2. [...] Il papocchio del semipresidenzialismo e le finte riforme [...]

    3. Consiglio di leggere ‘Lo scippo della costituzione ‘ di stefano rodotà , da Repubblica, 20 giugno 2012. Manomissione degli articoli 81 e 41. Stefano Rodotà mette sapientemente in evidenza quello che lei chiama papocchio.Si tratta di valori e principi che riguardano la prima parte della costituzione,come la libertà e la dignità dei cittadini.

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