Saltano le nomine del Cda Rai, senza manuale Cencelli i lottizzatori non si sanno più orientare

26 giugno 2012 in Politica

La solita commedia all’italiana: dopo vari proclami a vuoto, la vecchia maggioranza Pdl-Lega tenta sfacciatamente di saccheggiare il Cda della Rai. Il centrodestra vuole forzare la mano sulle candidature facendo mancare il numero legale in Commissione di Vigilanza, ma ormai l’esigenza di un cambio di rotta del servizio pubblico non è più eludibile. Se il problema è estromettere la politica dalla Rai, la soluzione è garantire massima trasparenza e pubblicità alle procedure di nomina e alle candidature pervenute. Su questo il centrosinistra doveva darci man forte, ma ancora una volta facciamo da soli. Il Presidente Zavoli è comunque ancora in tempo per accogliere la nostra richiesta, perché è chiaro che non si può contare sulla buona fede dei partiti che hanno portato la più grande azienda culturale del Paese sull’orlo del disastro. La fumata nera in Commissione lo dimostra: dopo anni di indecente spartizione delle poltrone di viale Mazzini, senza consultare il manuale Cencelli i lottizzatori non si sanno più orientare.

Da tempo abbiamo posto agli altri partiti una priorità: superare la legge Gasparri, madre della lottizzazione selvaggia. Se non si rimuove questo macigno, l’informazione pubblica non sarà mai indipendente. Questo significa notizie omesse o pilotate, assunzioni clientelari e, soprattutto, indebolimento della democrazia. Tutto ciò, ovviamente, ha anche un prezzo enorme, visto che parliamo di un’azienda pubblica che ha un’esposizione finanziaria di centinaia di milioni di euro. Allora è evidente che i partiti non possono più occuparla abusivamente, serve una riforma della governance che restituisca la Rai ai cittadini. L’IdV lo ha sempre chiesto, tutti gli altri hanno fatto orecchie da mercante. La conseguenza è che ora ci troviamo a dover rinnovare il Consiglio di amministrazione secondo le regole della spartizione, per questo abbiamo deciso di non partecipare al voto e, quindi, di non avallare la lottizzazione di fatto.

D’altra parte il terzo Polo e il Pd dicono di volersi rimettere ai nomi indicati dalle associazioni, ma questo è un metodo che rischia di tradursi in una spartizione light. Non si capisce, infatti, perché scegliere i nomi senza un minimo di valutazione e ignorando gli oltre 300 curricula che sono arrivati in Commissione, segnale evidente della grande voglia di partecipazione da parte della società civile. Bisogna semplicemente individuare tra le candidature quelle di professionisti autonomi, competenti e senza conflitti di interesse. Ma a quanto pare, se saltano i parametri della spartizione partitocratrica, la politica è incapace di fare il proprio dovere. Allora i partiti facciano un passo indietro, si rassegnino ad adottare un metodo trasparente di esame delle candidature e consentano la pubblicazione su internet dei curricula. Altrimenti, tra vecchi schemi da Prima Repubblica e nuovi gattopardismi, la Rai resterà un servizio privato asservito ai soliti noti.

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