Super-Mario Monti? Speriamo di non perdere nuovamente 4 a 0…

3 luglio 2012 in Senza categoria

Il premier è venuto in Senato a riferire sul vertice europeo del 28 e 29 giugno, da più parti dipinto come il trionfo di Monti. La realtà è ben diversa: ha vinto ancora una volta l’Europa della finanza, non quella delle economie reali. Il Consiglio Europeo, insomma, si è risolto in un accordo a favore delle banche piuttosto che della crescita, il tema dell’unione politica oltre che monetaria continua ad essere rinviato  e le decisioni prese a Bruxelles stentano ad avere effetti sulla crisi che sta corrodendo la stessa coesione sociale. L’Europa deve fondarsi sui valori della solidarietà e dello sviluppo comune, non della speculazione dei più forti ai danni dei più deboli: questo sì che sarebbe un successo da festeggiare, magari in un futuro prossimo, ma serve un deciso cambio di rotta per evitare che le speranze di vittoria lascino il posto ad un’amara sconfitta. Di seguito il testo del mio intervento in Aula.

Onorevole Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, ovviamente la mia sarà una voce leggermente distonica. All’indomani del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno si è consumato il rito dei salamelecchi nei suoi confronti e lei è diventato subito super-Mario, associato ad un altro super-Mario. Le auguro – e me lo auguro di cuore – di non perdere la partita nuovamente per 4 a 0, magari ricevendo smisurati complimenti come se si avesse vinto per davvero, celebrando la più italica delle cerimonie, l’autocelebrazione.

Vorrei poter dire che finalmente la crisi è superata; che, grazie al lavoro suo e del suo Governo, il Paese sta meglio e che abbiamo posto finalmente al centro l’Europa dei popoli e non più quella della finanza. Ma ella per primo, presidente Monti, sa che non è così. Non si tratta di essere più o meno europeisti. Nessuno pensa di chiudersi in ristretti e anacronistici confini nazionali. Ma i trattati e gli accordi non possono essere la somma algebrica degli egoismi nazionali a vantaggio degli Stati e delle economie più forti.

A Bruxelles, la scorsa settimana, a noi dell’Italia dei Valori è sembrato che la montagna abbia partorito un topolino, molto fumo e pochissimo arrosto. Indubbiamente ci fa piacere comprendere e vedere che la credibilità internazionale dell’Italia sia in ripresa grazie anche alla sua competenza personale, ma io non intendo mettere la testa sotto la sabbia come altri hanno fatto, faranno e chissà ancora per quanto tempo. Mettiamo da parte quei mielosi e fuori posto accenti agiografici e cerchiamo di capire, superando la cortina fumogena di una stampa e di un sistema radiotelevisivo compiacenti, che cosa è successo per davvero.

Il Vertice era stato convocato per la crescita, presidente Monti, e si è concluso con l’ennesimo patto per le banche. I 120 miliardi di euro diventano una somma abbastanza – mi consenta un aggettivo forse inappropriato – gracile. Non si tratta infatti di risorse aggiuntive, ma ci si limita a cambiare la destinazione a fondi già stanziati in larga misura e non spesi. Da quando è scoppiata la crisi, l’Europa ha dato alle banche 4.500 miliardi, un terzo del PIL europeo, e qualcosa è stato dato alla BCE per dare alla medesima liquidità. I 4.500 miliardi alle banche e i 120 miliardi per la crescita sono i dati che abbiamo sul tappeto. Nonostante questo fiume di danaro, rimane ancora oggi la confusione tra banche d’affari e banche commerciali, ovviamente privilegiando una devastante speculazione, e questo contro ogni principio etico.

Insomma, noi riteniamo che l’Italia abbia incassato molto poco. Se poi saremo costretti a cedere pezzi di sovranità nazionale, oltre all’inserimento del principio del pareggio di bilancio in Costituzione e al fiscal compact, che porterà forse alla riduzione del debito pubblico, ma in cambio di sacrifici e di pressione fiscale in aumento per gli italiani, i conti non torneranno.

Ad un’Europa forte ma senz’anima l’Italia dei Valori preferisce l’Europa della solidarietà, che lotta contro la disoccupazione, che favorisce la crescita, che guarda ai giovani e alle donne non con ipocrisia – presidente Monti, ci creda – ma con speranza. Abbiamo bisogno di ridare speranza ai nostri giovani e al Paese, al di là dei tecnicismi, delle buone intenzioni, al di là di quello che verrà.

L’8 e il 9 di luglio, alla fine di luglio e probabilmente l’anno venturo, abbiamo bisogno di dare al nostro Paese la certezza che stiamo lavorando davvero nell’interesse di tutta la nostra comunità.

Super-Mario Monti? Speriamo di non perdere nuovamente 4 a 0…

3 Commenti

    1. Alessandra scrive:

      Mi domando se ci siete o ci fate..ma non vedete che stiamo arrivando dove volevano che arrivassimo e cioe’ alla distruzione dello stato italiano? Alla svendita delle proprieta’ statali, alla privatizzazione di tutti i servizi essenziali..sarebbe meglio che cominciaste ad aprire gli occhi se siete onesti e non collusi con questa gente..per sapere come andra’ a finire leggetevi Il piu’ grande Crimine, saggio del giornalista P.Barnard..li’ e’ stato descritto tutto siamo quasi alla fine..

    2. Giada scrive:

      Basta con questa Europa dei banchieri, facciamo come la Norvegia riprendiamoci la nostra moneta e statalizziamo le banche nazionali!!! sono soldi nostri in fondo!!!

    3. bruno scrive:

      .Savelli/Corriere della sera.it,

      Sono entrato in fabbrica
      il 21/05/1973,a quasi 18 anni,dopo 4 anni di corso professionale.La
      fabbrica era l’attuale Ansaldo Energia.La mia mansione era di allievo
      saldocalderaio,carpentiere in ferro.Sono abruzzese d’origine e a Genova
      andai con
      un’altro gruppo inviato dalla scuola professionale.Il lavoro
      era buono fuori toccava arrangiarsi con stanze in affitto e simili.

      Restai li fino al 1980,riuscii a farmi trasferire a Pomezia dove
      attualmente vivo con la mia famiglia,una moglie e due figlie di
      24 e
      18 anni appena compiuti.
      Complessivamente in fabbrica quì a Pomezia
      son rimasto fino al 30/03/1995,a causa di una lettera di licenziamento
      per via
      dell’ambiente di lavoro,fui costretto a dare la dimissioni.

      Ricordo che la piccola aveva 11 mesi.Non ne potevo più di
      quell’ambiente e pensavo di riuscire a ricollocarmi in qualche modo.

      Conservo ancora le mie carte,prima mi furono offerti dei soldi,poi
      finii per aderire al piano di ristrutturazione aziendale della
      società
      che aveva rilevato lo stabilimento.19mln e due anni di mobilità.
      Mia
      moglie lavorava e lavora ancora con questo andiamo avanti.Questo per
      sommi capi.
      Praticamente da allora non ho più trovato lavoro,un pò di
      cooperativa,un pò di lavoro interinale,cose così.Ci è passato davanti
      il futuro per noi e le nostre figlie e con l’aria che tira rischiamo di
      perdere anche il modesto appartamento che abitiamo e per il quale
      abbiamo pagato il mutuo.
      Nel 2002 mi arrivò una comunicazione INAIL
      dove mi si diceva che risultavo essere contaminato amianto,questa cosa
      è rimasta lettera morta,mi son ritrovato fuori ed avevo perso ogni
      contatto con gli altri della fabbrica.
      Ora ho 57 anni,inutile cercare
      lavoro,non lo si trova,al Collocamento meno che in altri posti.
      Non mi
      sento vecchio,ma disperato ed inutile ai miei occhi ed a quelli dei
      miei cari che vedono un padre ripiegato su se stesso e sempre a casa.

      Cosa succede quando si perde il lavoro? E’una tragedia e se non hai chi
      ti da una mano non se ne viene fuori.
      Non è mia intenzione dilungarmi
      più di tanto,la storia degli esodati,ricalca un pò la mia storia.
      Il
      senso di questa lettera? Che qualcuno la legga e sappia indicarmi delle
      soluzioni.

      La ringrazio per la cortesia che mi usa nel leggermi e le
      sarei grato se volesse approfondire la vicenda.

      D’Alessandro Bruno.

      Inv

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Super-Mario Monti? Speriamo di non perdere nuovamente 4 a 0…

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  • Alessandra
    del 3 luglio 2012
  • Giada
    del 3 luglio 2012
  • bruno
    del 5 luglio 2012