Schifani gioca da arbitro la partita Rai e fa vincere ancora il conflitto di interessi

4 luglio 2012 in Informazione

La situazione in Rai diventa sempre più insostenibile. Anche oggi è saltata l’elezione del Consiglio di amministrazione ma, prima di dirvi quel che penso, voglio riassumervi brevemente i fatti perché quel che sta accadendo è assai ingarbugliato.

Il Cda viene eletto dalla commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai di cui, per l’IdV, fanno parte il senatore Pancho Pardi e l’onorevole Nello Formisano. Sono i 40 commissari che eleggono, come vuole la legge Gasparri, 7 dei 9 componenti del Cda mentre l’ottavo viene indicato dal ministero del Tesoro e il presidente, nono e ultimo componente, viene nominato dal Governo e, per prassi, fa riferimento alla opposizione parlamentare.

E’ chiaro che se è la politica a eleggere il Cda (il quale a sua volta fa le nomine ai vertici delle reti e delle testate) i partiti continueranno a occupare il servizio pubblico. Per questo l’Idv e una gran parte della società civile ha preteso nomine trasparenti e di merito con l’invio di curricula. Pardi e Formisano hanno deciso di votare, sulla base della lettura dei curricula e per ragioni di pari opportunità, Flavia Nardelli, segnalata dall’associazione “Se non ora quando”.

Gli altri partiti hanno deciso criteri diversi. Ma il peggiore è stato il Pdl che ha deciso, secondo la più becera spartizione partitocratica, di votare sulla base dell’appartenenza politica. Già nella giornata di ieri solo un errore su una scheda ha costretto il presidente Zavoli a ripetere la votazione ma, in realtà, il reclamo è stato fatto perché non risultava eletto Antonio Pilati, la mente ed estensore della legge Gasparri.

Pensavo che, dopo il voto di ieri, fosse stata superata la soglia del ridicolo, e che oggi ci sarebbe stato un ravvedimento operoso da parte della classe politica. Invece oggi quel senso del ridicolo ha raggiunto e superato il confine dell’indignazione.

Uno dei commissari del Pdl, Paolo Amato, aveva annunciato che, in dissenso dalle indicazioni del suo partito, avrebbe liberamente votato Flavia Nardelli e che contestualmente si sarebbe dimesso dal gruppo. A quel punto è scattata la manovra a tenaglia tesa dal presidente del Senato Schifani e dal capogruppo del Pdl a Palazzo Madama Gasparri. Approfittando di un cavillo del regolamento Schifani ha chiesto, a urne appena aperte, con una lettera ufficiale, a Gasparri di indicare un commissario del suo partito da sostituire con un esponente di “Coesione nazionale” non rappresentata in Vigilanza. Non affannetevi a cercare questo partito sul web o sulla prossima scheda elettorale, è un gruppo nato dalla scissione di Fli e che è tornato nella maggioranza di Berlusconi circa un anno fa. La contestuale assenza di tutti i commissari di Pdl e Lega ha fatto saltare il numero legale e, di conseguenza, la votazione. Se si fosse regolarmente votato, la candidata Flavia Nardelli sarebbe stata eletta, Antonio Pilati no.

Domattina si rivota, con il nuovo commissario Viespoli il quale, si presume, voterà Pilati, vedremo a scapito di chi.

Questi i fatti, a cui aggiungo due osservazioni.

La prima: tutto questo è successo perché l’ex maggioranza di centrodestra vuole conservare la maggioranza nel Cda e continuare così a tutelare gli interessi di Berlusconi, proprietario del principale polo televisivo privato, a dimostrazione di quanto sia colossale, straordinario e insuperato il conflitto di interessi che continua ad ammorbare la Rai ed il nostro Paese

La seconda: a questo inciucio al quadrato ha partecipato, con un ruolo da protagonista, anche il presidente del Senato Schifani che, non è la prima volta, sveste i panni di arbitro per vestire quelli di giocatore truccando la partita. E’ gravissimo che la seconda carica dello stato, mentre la commissione di Vigilanza si costituiva seggio elettorale, abbia sostituito un commissario per avvantaggiare la sua parte politica di provenienza, il Pdl. Ho chiesto che il presidente Schifani venisse in Aula a dare ragione del proprio comportamento che non è stato né istituzionale né corretto. Attendo ancora una spiegazione.

Schifani gioca da arbitro la partita Rai e fa vincere ancora il conflitto di interessi

3 Commenti

    1. CARLO scrive:

      I SOLITI CANI RANDAGI CHE NON VOGLIONO MOLLARE L’OSSO ” RAI”

    2. franca di meglio scrive:

      se la Rai va di nuovo in mano a Berluscoi e ai suoi compagni di merenda, noi faremo una campagna per convincere gli Italiani a non pagare più il canone RAI. Se li facciano dare da Berlusconi i soldi.

    3. c’è poco da meravigliarsi, Schifani è sempre Schifani, quello della famosa legge Schifani, il lupo perde il pelo ma non il vizio…e pensare che in caso di impedimento del Presidente della Repubblica, lui ne assumerebbe le funzioni…c’è da rabbrividire!…

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