Se io fossi Monti chiederei scusa agli italiani

10 luglio 2012 in Economia, Lavoro, Politica

Se io fossi il presidente Monti, sentirei il dovere di chiedere scusa agli italiani. Con onestà, riconoscendo di non aver saputo portare a termine la missione affidata, ossia quella di salvare l’Italia dal disastro a cui l’aveva portata Berlusconi chiamando finalmente a fare la propria parte chi ha di più e a chi non ha mai dato. Non è andata così, otto mesi dopo possiamo dirlo con cognizione di causa, oltre che con legittima delusione e giustificata rabbia.

Non lo dice solo l’Italia dei Valori, lo grida tutto il Paese. Il Paese delle imprese e dei lavoratori, dei precari e degli esodati, dei giovani costretti a scappare all’estero e delle famiglie sempre più in difficoltà. Monti è riuscito a mettere d’accordo il presidente di Confindustria, Squinzi, e il leader della Cgil, Camusso, unanimi nel denunciare il fallimento di un governo che – è necessario ricordarlo ancora una volta – si è presentato promettendo rigore, equità e crescita ma si è poi fermato al solo rigore, lasciando gli italiani nell’infinita attesa dell’equità e della crescita.

Al di là delle solite parole, per capire come siamo messi davvero, basta leggere i numeri che puntualmente arrivano da Banca d’Italia, Istat, Ocse, Cgia di Mestre. Per esempio, nell’ultimo rapporto sul lavoro l’Ocse fa sapere che in Italia, a maggio, la disoccupazione giovanile e’ salita al 36,2% e che, tra i giovani che lavorano, uno su due è precario. E a proposito di precari, un’analisi fatta dal centro studi della Cgia di Mestre dice che in Italia sono quasi 3 milioni e mezzo e guadagnano 836 euro netti al mese, che è la media tra i 927 euro dei maschi e i 759 euro per le donne.

Sono numeri terribili, che si commentano da soli. Raccontano un’Italia povera, ferma, incapace di ripartire, in cui cresce in misura inquietante il numero di quanti hanno perso persino la speranza. E’ l’Italia di oggi, l’Italia che i governi di centrodestra hanno consegnato a Monti e che Monti non ha saputo rilanciare. Il professore dice di aver salvato il Paese spostandolo dall’orlo del precipizio, a me sembra invece che abbia solo scelto di tenere su i soliti privilegiati e buttare invece giù tutti gli altri. Basta ricordare la devastante riforma delle pensioni, la pessima riforma del lavoro, l’aumento indiscriminato delle tasse, i tagli lineari alla Sanità e agli Enti locali che si tradurranno inevitabilmente in meno servizi e meno welfare, il bluff delle finte liberalizzazioni.

Questo ci hanno regalato 8 mesi di governo dei tecnici. Un governo non eletto, sorretto da una maggioranza inverosimile e litigiosa, che ha governato a colpi di fiducie, rifuggendo spesso il confronto in Parlamento e con le parti sociali. Un governo che è servito solo a farci recuperare un minimo quella credibilità internazionale che avevamo perso con Berlusconi. Troppo poco. Troppo poco soprattutto rispetto alle promesse di novembre. Per questo se io fossi Monti sentirei il dovere di chiedere scusa agli italiani.

Se io fossi Monti chiederei scusa agli italiani

5 Commenti

    1. Renato Pani scrive:

      Diciamola tutta: Monti dall’orlo del baratro ci ha salvato (per ora) perché nel mondo della finanza e dll’economia politica ci sa certamente fare e la testarda volontà egemonica della Germania non é facile da superare. Ma di equità e giustizia, meglio mnon parlarne: la “spending revue” è uno di quei tagli alla cieca di cui era specialista Tremonti: la Sanità è una grande fonte di sprechi? d’accordo, molti saggi e inchieste lo hanno denunciato (un certo Daccò non era certo noto per aver portato risparmi alla sanità lombarda): ma non si vede come, semplicemente tagliando fondi alla Sanità si possa rimediare alla corruzione, all’inefficienza, alle malversazioni, all’incompetenza, al clientelismo che vi allignano senza che nella spending revue si faccia alcun cenno ad azioni in questo senso. Nulla si tocca nel bilancio della Difesa: gli F 35 sono sacri! Si tagliano i Dirigenti statali: certamente sono troppi, ma perché solo quelli di carriera e non quelli “chiamati” in base a semplice stima (o clientelismo)? Non si è vista traccia neanche di un tentativo dei super tecnici di mettere il naso nel meccanismo di funzionamento o meglio di non funzionamento, dei vari sistemi burocratici ministeriali e non: Ferrovie regionali al disastro, Poste che tentano di fare gli empori e dedicano un tempo sproporzionato ad attività improprie. E così via.
      Ma siamo tenuti per il collo, per esprimersi con linguaggio corretto, dal fatto che nell’attuale situazione di aggressività dei mercati finanziari non possiamo permetterci una sosta ai box per sostituire il pilota. E poi non abbiamo un pilota che sappia guuidare su questa pista

    2. Giada scrive:

      Non credo per niente che alle famiglie di chi si è suicidato per questa crisi bastino le sole scuse!!! deve solamente andarsene lui e tutta la banda che lo sta sorreggendo. Se prima ci voleva un anno per una visita all’ospedale adesso ce ne vorrà uno e mezzo dopo quest’altri tagli di posti letto, e se in famiglia non si ha qualche lira si può solo crepare.

    3. Laura scrive:

      “I simboli di una nazione non possono essere considerati uno spreco” (Giorgio Napolitano)

      Io, casalinga quasi sessantenne, moglie di un modesto pensionato e madre di una figlia disoccupata, ho pensato e ripensato a queste sacrosante parole dette da un illustre Capo di Stato di una grande nazione, quale è l’Italia. I vari governi mi hanno tolto 12 anni di pensione per far fronte alla crisi. Questo perché dopo aver maturato gli anni necessari per avere un minimo garantito all’età pensionabile, mi ero ritirata dal lavoro per poter accudire meglio i famigliari.

      Attualmente non posso usare molto l’automobile perché il prezzo della benzina è raddoppiato, giro per i supermercati alla caccia di qualche offerta per riuscire ad arrivare almeno alla terza settimana del mese, cerco di farmi prestare da qualche parente i soldi per pagare l’IMU, ho diradato molto le visite mediche di controllo a causa dell’aumento del ticket. Ho ridotto drasticamente il consumo di metano per il riscaldamento, della luce e dell’acqua a causa delle bollette salate

      Dalla TV che ancora seguo fino a che riesco a pagare il canone imparo molte cose.
      In questo modo vengo a sapere dei costi esorbitanti della politica e dell’amministrazione pubblica. Mi informo anche sugli sprechi nei vari settori della vita civile ed economica, sull’attività frenetica degli istituti bancari e finanziari, sull’evasione fiscale, sullo spread…

      Fiera di essere italiana, ho seguito la grande parata del 2 giugno in occasione della festa della Repubblica, ascolto spesso notizie sulle pattuglie acrobatiche nazionali che si esibiscono ovunque e che mantengono alto il prestigio della Patria, seguo i telegiornali riguardanti l’attività delle “missioni di pace” all’estero.

      Ha ragione il Presidente: bisogna mantenere i simboli, anche se costosi, e per questo sono contenta di rinunciare alla pensione, alle spese voluttuarie, alle vancanze al mare o ai monti, al riscaldamento e a tante cose che i nostri amministratori ritengono secondarie.

      Vorrei tanto esporre una bandiera tricolore sopra il mio balcone, cercherò a tutti i costi di trovare i soldi per comprare questo importante simbolo.
      Sono fiera di essere italiana. “Viva l’Italia!”

      Laura

    4. Davide Spinola scrive:

      Di recente ho avuto la fortuna di rivisitare Roma, Firenze e Venezia. Non voglio fare l’analisi di come sono messe queste tre città dal punto di vista della gestione comunale.Voglio soffermarmi su un solo dettaglio: il gusto del bello. Abbiamo perso il gusto del bello in tutti i settori della vita quotidiana. Nei rapporti civili e istituzionali come nelle opere comuni. Rivisitando Michelangelo, Donatello, Raffaello, Brunelleschi, Arnolfo di Cambio etc, si entra in un mondo fatto di competenza e coraggio verso il nuovo. Da questi maestri, dalla loro capacità di critica costruttiva, dal campanilismo e orgoglio personale è scaturito un patrimonio culturale unico al mondo. Dal loro esempio la parola competitività assume una connotazione virtuosa. E’ dalla loro capacità di lotta
      per il gusto del bello che hanno saputo supereare ogni difficoltà, tecnica, economica e sociale. Ci hanno lasciato un patrimonio culturale con elevati valori. Sono quei valori che andrebbero utilizzati in qualunque contesto quotidiano. Dalla pulizia delle strade al disegno di una legge costituzionale. Invece, osservando il nostro paese in questo senso, viene da chiedersi come abbiamo
      fatto a ridurci in questo stato. La politica dovrebbe servire per sprigionare idee e soluzioni da più punti di vista. La competizione
      tra partiti dovrebbe stimolare a disegnare il futuro prendendo esempio dalle opere che ci sono state lasciate dai massimi artisti o scienziati. Il degrado a cui stiamo assistendo oggi, tende a svilire e reprimere il meglio che in ognuno di noi è presente.
      Le scuse, Monti & Co, dovrebbero farle a tutti gli italiani: del passato, del presente e del futuro…

    5. Giuseppe Carbone scrive:

      Oggi la Camusso si è permesso di dire che Monti non sa quello che dice!!!Tu caro senatore vuoi che Monti chieda scusa agli italiani. Ma vivete sulla terra in Italia o in un mondo di visionari? Continuate così che farete ritornare Berlusconi. Oggi ha deciso di candidarsi ancora come premier. Non vi seguo più. Con amicizia e buona serata.

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