L’Ilva e la strategia della tensione

6 agosto 2012 in Ambiente, Lavoro, Politica

Fare leva sulla paura dei lavoratori, usando l’arma del ricatto nei confronti dello Stato. E’ la ‘strategia della tensione’ con cui i vertici dell’Ilva puntano a tenere aperto l’impianto di Taranto, e poco male se è una fabbrica che inquina, che avvelena, che uccide. Il messaggio, forte e chiaro nella sua arroganza, l’ha lanciato il presidente dell’Ilva, Ferrante, già prefetto della Repubblica: “Chiudere Taranto significa chiudere anche Genova e Novi Ligure”. Poche parole di una disarmante chiarezza, e chi deve capire capisca.

Per la serie: volete salvaguardare la salute? E allora assumetevi la responsabiltà dell’effetto domino, della fine dell’intera filiera siderurgica italiana, di altre migliaia di disoccupati. Un ricatto inaccettabile, una vera e propria vigliaccata. Che conferma come il problema di coniugare diritto alla salute e diritto al lavoro, la necessità di mettere in sicurezza gli impianti e bonificare l’ambiente, non sfiori proprio la famiglia Riva.

La proprietà si sfila: o così o niente. Mette tutti di fronte al ricatto di un lavoro a qualsiasi costo, anche a rischio della malattia, della morte. Quello stesso ricatto con cui ha tenuto paralizzate per anni le istituzioni in una grande vergognosa finzione generale. Per l’acciaio si è accettato passivamente che l’Ilva non rispettasse le regole, che i suoi forni inquinassero, che gli operai morissero, che i tarantini si ammalassero.

Senza alternative, come come se industria e responsabilità non potessero mai andare insieme. E invece è solo una sfida che ha un costo, quel costo di cui però l’Ilva non si è mai voluta fare carico e di cui non vuole farsi carico nemmeno ora che giustamente è intervenuta la magistratura.

Avanti così o peggio per tutti. “Chiudere Taranto significa chiudere anche Genova e Novi Ligure”, Ferrante non poteva essere più chiaro. La strategia della tensione, in nome del profitto. Insomma, lo Stato ci metta i soldi, a noi gli utili. È questo l’esempio del capitalismo montiano.

L’Ilva e la strategia della tensione

4 Commenti

    1. giuseppe criseo scrive:

      ho avuto anch’io la stessa sensazione di sconcerto
      Giuseppe Criseo
      Segretario Generale
      Sindacato Europeo dei Lavoratori

    2. Davide Spinola scrive:

      E poi si parla dello stress da lavoro-correlato. E lo stress da lavoratore condannato e stressato?. Ricattati una volta, ricattati per sempre…(brutto da dirsi ma è così). A tutti coloro che minimizzano il problema Ilva, bisognerebbe offrirgli un soggiorno gratuito nel quartiere Tamburi. Poi, vediamo come certi periti diventano più oculati (questi vincono un soggiornano a tempo indeterminato).

      • Davide Spinola scrive:

        Dimenticavo… per chi avesse voglia di leggere:

        “… il compenso per una condanna a morte sta nel conoscere l’ora esatta in cui si morirà…”

        tratto da “Invito a una decapitazione” di V.Nabokov

    3. Essendo un iscritto alla Cgil mi chiedo cos’hanno fatto i sindacati fino ad oggi. In particolare mi chiedo cos’ha fatto la Fiom: forse era troppo occupata a solidarizzare con chi contestava la Tav?
      … Forse che l’ambiente va salvaguardato solo se è dei “polentoni” del nord? E magari va trascurato il territorio dei “terroni”?

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