Panorama e il ricatto a Napolitano: cui prodest?

30 agosto 2012 in Giustizia, Politica

Secondo alcuni esponenti del Pd, l’IdV si è esclusa dall’alleanza di centrosinistra quando ha osato criticare Napolitano. In democrazia mi sembra lecito muovere delle obiezioni sul conflitto di attribuzioni sollevato dal Capo dello Stato, che mette in difficoltà la Procura di Palermo impegnata a far luce sulla trattativa tra Stato e mafia. Non siamo certo in un soviet dove ogni atto del leader maximo è indiscutibilmente giusto e chi lo disapprova viene esiliato. Le alleanze si dovrebbero costruire sulle proposte di governo, non sulle diverse posizioni rispetto ad una vicenda come quella delle intercettazioni in cui è incappato Napolitano per responsabilità, evidentemente, dell’indagato Mancino. Invece il Pd, che governa con chi ha sempre infangato le istituzioni, fa lo schizzinoso con noi solo perché chiediamo a gran voce la verità, che certo non può essere insabbiata in nome di una presunta ‘infallibilità del Capo dello Stato. Ora finalmente, grazie a “Panorama” e al suo editore (la Mondadori di Berlusconi), per i dirigenti democratici la situazione sarà più chiara: l’articolo sul contenuto delle famigerate conversazioni ha mostrato in maniera lampante chi vuole giustizia, come l’Italia dei Valori, e chi invece strumentalizza la vicenda e vorrebbe ricattare Napolitano per fini politici. Scommettiamo che ora faranno la legge-bavaglio?

 

Temo proprio che tutta questa storia finirà con una bella norma che legherà le mani agli organi inquirenti, chiuderà la bocca ai giornalisti con la schiena dritta ed impedirà ai cittadini di vedere ciò che accade davvero nei palazzi del potere. Un atto bipartisan all’insegna del non vedo, non sento e non parlo: il partito trasversale della casta non aspettava altro che questa ghiotta occasione. O meglio, l’ha creata ad arte. Infatti, è bene ricordarlo, il dibattito sulle intercettazioni di Mancino non è partito da un articolo del “Fatto quotidiano”: è stato lanciato dallo scoop di un altro settimanale. Quale? Sempre “Panorama”, ovviamente. Allora chi è che sta usando l’inchiesta della Procura di Palermo a proprio piacimento, noi o il Pdl? Siamo noi che ne approfittiamo per destabilizzare Napolitano, o piuttosto è il Cavaliere che vuole prendersi la rivincita e cavalca la polemica per realizzare i suoi antichi propositi?

 

Ora è innegabile che non è l’Italia dei Valori ad “attaccare” Napolitano, a noi interessa che nessuno intralci la magistratura impegnata a far luce su una delle pagine più buie della Repubblica. Punto e basta. Non è questo che preclude la nascita di una coalizione alternativa a Monti a e Berlusconi (certo, a meno che qualcuno non stesse cercando solo una scusa per giustificare l’ammucchiata che si profila anche per il 2013). Ad avvelenare i pozzi della politica è invece il solito tentativo, ribadito oggi da “Panorama”, di sfruttare le istituzioni per farsi gli affari propri. Basti considerare lo scambio di amorosi sensi tra Cicchitto e Casini, entrambi convinti che l’affaire Quirinale dimostri la necessità di una legge sulle intercettazioni tout court. Casomai dimostra che esiste da sempre un vuoto legislativo sulle intercettazioni occasionali del Capo dello Stato, e non è colpa nostra. Ma, secondo i vari Enrico Letta, un privato cittadino coinvolto nell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia ha fatto bene a chiamare la Presidenza della Repubblica, mentre hanno sbagliato i magistrati ad intercettarlo: dovevano essere preveggenti, schermare l’utenza del signor Mancino o comunque violare l’articolo 268 del codice penale distruggendone il contenuto, perché sono stati Di Pietro, Ingroia e Travaglio, con la sola imposizione delle mani, a subornare la coscienza dell’ex Presidente del Senato costringendolo a comporre il numero del Quirinale!

 

I vari Letta, Gianni ed Enrico per me pari sono, dovrebbero cercare altrove, magari dalle loro parti, chi soffia sul fuoco della polemica per ragioni personali. Da sempre Berlusconi vuole cancellare le intercettazioni e garantire l’impunità della malapolitica. Lo stesso Monti, lungi dal far sì che lo Stato si costituisca parte civile nel processo sulla trattativa, ha stabilito d’autorità che ci sono state violazioni da parte della Procura di Palermo e che ci vuole il bavaglio. Alla faccia del tecnico. Mi auguro che il Pd, ormai abituato a votare di tutto, non si presti anche a questa manovra per una norma delle tre scimmiette: altrimenti poi la smetta di usare la parola “centrosinistra”, perché quest’ennesimo inciucio, finalizzato ad eliminare un fondamentale strumento di indagine e conoscenza, con la sinistra non c’entra un bel niente: è solo un’altra legge ad castam. Noi continueremo a chiedere a Napolitano di fare un passo indietro e a fugare ogni sospetto. Smetta di arroccarsi sulla difensiva, ritiri il conflitto di attribuzioni che delegittima i pm palermitani e autorizzi la pubblicazione delle sue conversazioni con Mancino.. Solo così si rimedierà a questo grave cortocircuito istituzionale che finirebbe per sacrificare la verità ad una ragion di Stato o, peggio, di Repubblica delle banane. Chi si presume essere autorità morale deve non solo essere, ma anche apparire irreprensibile!

Panorama e il ricatto a Napolitano: cui prodest?

1 Commenti

    1. [...] Panorama e il ricatto a Napolitano: cui prodest? [...]

    2. Mazzeo Francesco scrive:

      é doveroso che Napolitano esca fuori a dire come sono realmente andate le telefonate con Mancini, non sarebbero uscite tutte questi sospetti su di lui ,credo che chiunque nella sua posizione non avrebbe suscitato questo fragore,credo che nasconda qualcosa visto il suo intervento alla Magistratura di Palermo,non dimentichiamo il suo passato tra una spola e laltra con la Russia.

Lascia un commento

Panorama e il ricatto a Napolitano: cui prodest?

1 Trackback