Ultimi in Europa, i processi vanno accelerati

8 ottobre 2012 in Giustizia, Politica e Valori

Un’inchiesta sulla Stampa di oggi tratta uno degli argomenti che fanno parte del dna dell’Italia dei Valori, quello della lentezza dei processi. Un’ulteriore conferma di quello che sosteniamo da sempre, che la giustizia va riformata, è una macchina in affanno che deve essere messa in condizione di funzionare, attraverso specifici interventi. Negli ultimi anni abbiamo assistito, opponendoci con tutte le nostre forze, a ogni tentativo di assoggettare la giustizia al potere politico, tutto per salvare un sol uomo dai processi. Per questo siamo riusciti a sventare ogni tentativo di colpire la legge sulle intercettazioni e lottare per approvarne una seria sulla corruzione (ora se ne sta discutendo una in Senato, del tutto insufficiente, ma che almeno non peggiora la situazione come voleva fare il Guardasigilli di Berlusconi, Alfano).

L’Italia, come potete vedere nelle slide della Stampa riportate dal portale web giornalettismo.it, è il Paese d’Europa in cui ci vuole più tempo per risolvere in giudizio una controversia commerciale, 1210 giorni, contro i 511 della media dei Paesi Osce. Questa lentezza ci costa 18 miliardi all’anno, cioè l’1 per cento del Pil, che potrebbe entrare nelle casse dello Stato e invece non c’è, perché le aziende straniere, terrorizzate dai tempi bizantini per ottenere giustizia in Italia, investono altrove. Per non parlare dei costi delle cause, che arriva quasi al 30 per cento del valore della disputa, quando nel resto d’Europa si spende al massimo il 20. Insomma, sono questi i motivi per cui dall’estero non si investe in Italia, altro che articolo 18.

Conosco bene il mondo della giustizia sia per gli impegni che mi richiedeva la mia professione di avvocato, sia per la mia attività di parlamentare nell’Italia dei Valori.  Credo dunque che sia di fondamentale importanza, per ridare fiducia e credibilità al nostro Paese, portare gli standard italiani ai livelli delle grandi nazioni europee, attraverso azioni concrete che intendono aumentare le risorse e rendere più efficiente l’organizzazione del settore giudiziario, a cominciare da un incremento degli organici e da un necessario potenziamento degli strumenti telematici al fine di informatizzare  notifiche, copie degli atti, verbalizzazioni e celebrazione degli stessi processi. Proprio su questo aspetto, sono  stato tra i primi a sperimentare l’open government, puntando a coinvolgere i cittadini per elaborare proposte da trasformare in disegni di legge con la piattaforma di “Politica e Valori”.

All’inizio della legislatura abbiamo presentato un ddl dell’intero gruppo, prima firma il responsabile Giustizia Idv Li Gotti, per “aziendalizzare” la macchina della giustizia attraverso l’istituzione dell’ufficio per il processo: un modulo organizzativo degli uffici di cancelleria e segreteria, con ruoli specifici, compreso quello tecnico-informatico in considerazione dell’indispensabile lotta al digital-divide che dobbiamo cercare di colmare in tempi rapidi. Sul piano strutturale abbiamo proposto l’introduzione di azioni collettive a tutela dei diritti. Ovviamente, con la maggioranza sciagurata che c’era e c’è ancora in Parlamento, la nostra proposta non è di fatto mai stata discussa.

Siamo per la giustizia “giusta”, cioè veloce e di qualità. Riuscire a coniugare le due esigenze, e’ possibile. Non ci sono principi cardine da non cancellare, ma solo alibi per inefficienza e improvvisazione. E’ chiaro che una maggioranza nuova, robusta  e coesa, nella prossima legislatura, potrà finalmente lavorare su questo tema. Se Idv ne farà parte, la riforma della giustizia sarà per noi uno dei punti fondamentali.

Ultimi in Europa, i processi vanno accelerati

Un commento

    1. Alberto scrive:

      si, siamo messi proprio male e se non approfittiamo dell’occasione delle prossime elezioni per creare appunto una nuova maggioranza forte e coesa fatta dalle vere forze riformiste finiamo tutti a rotolare nel concio!

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Ultimi in Europa, i processi vanno accelerati

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  • Alberto
    del 9 ottobre 2012