Il governo regala i tarantini all’Ilva

29 novembre 2012 in Ambiente, Economia, Lavoro, Politica

Mai nome è stato più azzeccato: “Salva-Ilva”. Così è stato ribattezzato il decreto che domani passerà il vaglio del Consiglio dei Ministri. Si omette, però, di citare un fondamentale sottotitolo: “sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini, in barba alla tutela dell’ambiente e al rispetto della magistratura”. La condotta del governo sull’Ilva di Taranto è stata caotica e contraddittoria. Fin dal primo momento abbiamo avuto l’impressione che anziché collaborare con l’autorità giudiziaria si è cercato, e si cerca tutt’ora, di ostacolarla come se fosse un disturbo. E, da quanto apprendiamo anche dall’informativa del ministro Clini oggi in Aula, il decreto con cui l’esecutivo intende intervenire dopo il sequestro dell’impianto è un salvacondotto per la famiglia Riva e per lo stabilimento che ad oggi inquina impunemente. Un inganno per lavoratori disperati che, pur di tirare avanti ed assicurare uno stipendio alla loro famiglia, consegnano la loro vita nelle mani di gente senza scrupoli che pensa solo al profitto. Ancora più grave è che la cosa avvenga con la complicità del governo.

Puntare il dito contro la magistratura e scavalcarla fino al punto di ignorarne l’autonomia rende, tra l’altro, il decreto a rischio incostituzionalità, violando gli articoli 3, 9 e 32 della Costituzione. Un provvedimento a nostro giudizio inefficace che complica obiettivamente l’opera di bonifica e rallenta la messa in sicurezza del sito.

Sia chiaro, non si dica che noi dell’Italia dei Valori vogliamo la chiusura dell’Ilva, perché è una gigantesca bugia. Pensiamo solo che, così come avviene nel resto del mondo, anche nel nostro Paese si possa trovare una soluzione vera, che coniughi lavoro e ambiente, industria e rispetto per la salute. Basta rifugiarsi nelle solite scappatoie che salvano le grandi lobbies industriali da un lato e mandano migliaia di lavoratori a morire di inquinamento dall’altro. Prima o poi i conti tornano. E lo dimostra il fatto che sulla nocività dell’Ilva tutti sapevano e hanno sottaciuto o negato per 14 anni, fin quando, fortunatamente, è intervenuta la magistratura rilevando un livello di inquinamento della zona mortale. E lo dimostra, ancora, un’economia ferma al palo che ignora il concetto di “crescita sostenibile”, mettendoci di fatto fuori dalla competizione del mercato mondiale.

Noi non vogliamo nessuna chiusura. Siamo consapevoli che non si possono considerare separatamente la questione ambientale da quella socio-economica. Bisogna avere una visione integrata del problema ed oggi esistono le tecnologie in grado di portarci sulla giusta strada.

Non possiamo permettere, però, che a decidere sia la proprietà dello stabilimento, tra l’altro ristretta da provvedimenti cautelari, che sapeva che il sito era da bonificare e non ha fatto nulla. Così come non hanno mosso un dito i governi che si sono succeduti, compreso questo. Serve piuttosto un intervento diretto dello Stato per risanare, innovare, rilanciare la fabbrica nel senso della competitività, della salvaguardia dei livelli occupazionali, della tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto. E non accetteremo che il governo lo faccia consegnando le chiavi dello stabilimento alla famiglia Riva per poi scappare come hanno fatto i precedenti esecutivi per 14 anni.

Il governo regala i tarantini all’Ilva

Un commento

    1. Giuseppe Carbone scrive:

      ” SULLA PELLE DEI LAVORATORI E DEI CITTADINI, IN BARBA ALLA TUTELA DELL’AMBIENTE E AL RISPETTO DELLA MAGISTRATURA”. Ma cosa scrivi senatore! Il decreto porta avanti le richieste dei giudici per le bonifiche, tutela i lavoratori e i cittadini e per la prima volta sarà salva anche la sostenibilità a salvaguardia dell’ambiente. Basta andare sul sito del governo e leggere il testo senza prima mettersi occhiali o paraocchi che alterano il tutto. Continuate così e l’IDV scomparirà anche se io sarò l’ultimo ad uscirne.

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  • Giuseppe Carbone
    del 2 dicembre 2012