Un’aspirina per curare un malato grave

18 dicembre 2012 in Elezioni, Giustizia, Politica

Chiariamo un punto. Non ci facciamo prendere in giro dal governo, sappiamo benissimo che il decreto legislativo sull’incandidabilità dei condannati, su cui oggi le commissioni riunite Giustizia e Affari Costituzionali del Senato hanno espresso parere favorevole, è un’aspirina per combattere una malato grave e terminale. Accettiamo però il principio che, a fine legislatura e con una scadenza elettorale imminente, “poco sia sempre meglio di niente”. Certo mi auguro che i professori non se la vendano come la grande rivoluzione del momento, perché così non è. Anzi, i ritocchi apportati allo schema di decreto rischiano di aumentare la platea dei salvati.

Abbiamo proposto osservazioni per correggere il testo e stringere effettivamente le maglie per accedere in Parlamento. Le Istituzioni devono essere rappresentate da persone pulite, oneste, al di sopra di ogni sospetto, degne di ricoprire un ruolo così importante, regolato dalla Costituzione che in questi ultimi anni è stata troppe volte bypassata e maltrattata.
Il problema è innanzitutto che nel testo del governo si amplia la platea dei condannati che possono sedere in Parlamento, aprendo le porte a coloro che hanno commesso reati con pena fino a quattro anni. C’è, inoltre, un’altra trappola che abbiamo cercato di arginare: la disciplina dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il governo, infatti, si limita a fare generico rinvio a quanto già previsto dal codice penale in materia che, però, parla di ineleggibilità e non di incandidabilità. Tradotto vuol dire che le persone che hanno ricevuto una condanna a pena superiore a cinque anni potrebbero paradossalmente risultare non eleggibili ma candidabili. Parliamo di potenziali corrotti, collusi, accusati di peculato che potrebbero entrare in Parlamento e poi aspettare comodamente, in caso di condanna definitiva senza decadenza di diritto, le calende greche prima che la Giunta per le elezioni decida, a maggioranza e con logica tutta politica, se farli decadere o meno dal loro incarico. Per mettere Previti fuori dal Parlamento fu necessario oltre un anno!

L’unico aspetto positivo di questo decreto è che, dopo anni di battaglie, soprattutto dell’Italia dei Valori, l’istituto della incandidabilità e il tema democratico delle “liste pulite” sia entrato in Parlamento e nel nostro ordinamento.
Ma non basta, anzi… è un timido primo passo in attesa che il nuovo Parlamento mandi via pregiudicati e loro simili. Ribadiamo che i condannati, anche se non in via definitiva, non devono essere candidati, e ciò per il semplice principio che non fa fede solo il certificato penale, ma la responsabilità politica deve dare un taglio netto a chi non merita di parlare e votare in nome del popolo. L’Italia dei Valori sarà intransigente e severa sulle sue candidature. Ci auguriamo che, nell’attesa di una legge degna di questo nome, lo siano anche tutti gli altri partiti.

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