Siamo un grande Paese, usciremo dal tunnel

12 gennaio 2013 in Economia, Elezioni

L’86% degli italiani è convinto che il 2013 sarà peggiore dell’anno che è appena passato e ne hanno tutte le ragioni. Lo dice una ricerca commissionata da Confesercenti all’istituto Swg. Insomma, rispetto alla stessa indagine, fatta un anno fa, quando Monti godeva ancora delle aspettative di buona parte della popolazione, la fiducia degli italiani è diminuita ulteriormente. Siamo ormai al quinto anno di crisi e a furia di raschiare il fondo molte famiglie sono precipitate sotto la soglia di povertà.

Sembra che Monti, con la complicità dei partiti che lo sostenevano, abbia lavorato oltre un anno solo per abbassare lo spread. Tutti gli altri indicatori economici, invece, sono peggiorati e hanno portato l’Italia in recessione. Non sarà certo con le ricette di Berlusconi o di Monti che se ne uscirà. Il primo ha portato l’Italia a un passo dal default. Il secondo (che si appresta a un’alleanza col Pd e con Sel in caso di vittoria del centrosinistra) ha sbagliato le ricette per guarire il malato. Per questo il voto che daremo alle prossime elezioni è forse il più importante della storia della Repubblica. Bisognerà scegliere se votare chi ci ha portati alla crisi, chi non ha fatto nulla per farci uscire, o chi, come Ingroia e la sua lista, Rivoluzione Civile, ha intenzione di cambiare radicalmente registro. E’ necessario puntare a una rapida redistribuzione del reddito e a una maggiore equità, in modo da rilanciare i consumi e la produzione. Solo così sarà possibile vedere finalmente uno spiraglio di luce rendendo meno doloroso l’ultimo tratto del tunnel.

Non voglio illudere nessuno né fare demagogia, è possibile recuperare almeno una parte dei 200 miliardi che ogni anno vanno in fumo per evasione fiscale e corruzione, ma questi non si ritrovano dalla sera alla mattina. C’è bisogno di qualche mese per vedere i primi risultati. L’Italia, però, non può permettersi di aspettare per cui, nelle prime settimane, bisogna reperire immediatamente risorse per i primi investimenti che invertano la tendenza. Bisognerà operare dei tagli che non vadano a toccare l’attuale assetto del welfare: alle spese improduttive e alla difesa. Bisognerà, ad esempio, rinunciare immediatamente all’acquisto di sommergibili e di aerei F35 e rinunciare a gran parte delle missioni italiane all’estero. Bisognerà, infine, riscrivere subito nuove regole per sburocratizzare la macchina pubblica e lanciare immediatamente l’agenda digitale. Insomma, è possibile rilanciare l’economia in due fasi: la prima per superare immediatamente l’emergenza, la seconda per investimenti nei settori che garantiranno all’Italia una crescita nel medio e lungo periodo. Siamo un grande Paese, sono sicuro che ce la faremo.

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