Vogliamo una giustizia giusta

28 gennaio 2013 in Giustizia, Italia dei Valori, Politica

Una Giustizia “giusta” deve avere tempi certi. Il contrario di quello che succede in Italia, dove, così come denunciato nella rituale ed ormai inutile cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, la macchina giudiziaria è stata ingolfata da processi che non sono mai arrivati a termine, con buona pace di chi aspettava giustizia. La prescrizione, infatti, è un danno per gli innocenti e per coloro che non possono permettersi grandi avvocati in grado di “tirarla per le lunghe”, fino a prescrizione, appunto. E’ un danno per lo Stato che getta via tempo, risorse e autorevolezza in processi che non arrivano mai a termine. A guadagnarci sono solo i colpevoli, soprattutto se in grado di avere grandi legali.

Questo paradosso tutto italiano nasce in primis dell’uso, anzi dell’abuso, che l’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha fatto della Giustizia. Grazie al Guardasigilli,  casualmente oggi segretario del PDL, Angelino Alfano, e del suo avvocato, sempre casualmente suo deputato, il governo del cavaliere ha passato il tempo a cucirsi addosso una giustizia ad personam per fuggire dalle Aule giudiziarie. Un sistema di norme e normette che hanno fatto comodo a Berlusconi ma anche ai suoi amici e a chi è venuto dopo di loro. Il prezzo più alto lo hanno pagato i cittadini. Ecco che “La legge è uguale per tutti” è un principio che Berlusconi prima, Monti poi, hanno stravolto in “La legge è uguale solo per i più forti”.

Questo è il segreto di pulcinella, la ferita italiana che tutti conoscono e sui cui tutti tacciono, salvo sgolarsi in campagna elettorale. Noi dell’Italia dei Valori, però, facciamo eccezione. La nostra lotta per la legalità è sotto gli occhi di tutti: non solo nelle piazze ma anche in Parlamento. Durante la legislatura abbiamo presentato una serie di disegni di legge (direi una marea). Abbiamo chiesto l’abolizione dell’ex-Cirielli, e quindi l’introduzione di una prescrizione più lunga, allo stesso tempo però ci siamo mossi per chiedere uno snellimento dei processi, investendo maggiori risorse per la macchina giudiziaria, più personale (dai magistrati al personale amministrativo) e l’informatizzazione obbligatoria in tutta Italia. E ancora, una seria lotta alla corruzione e la reintroduzione del falso in bilancio. Una giustizia che funziona è, infatti, volano di sviluppo. Un Paese in cui la giustizia è celere è anche un Paese più affidabile e che attrae maggiori investimenti. 

Ma le nostre proposte sono rimaste lì, sepolte nei cassetti a favore del Lodo di turno. Non ci arrendiamo, la lotta per la legalità è e sarà sempre nel nostro dna. La speranza è, innanzitutto, che il prossimo governo non renda questo lavoro vano. In ogni caso noi saremo lì pronti a vigilare e a batterci con le unghie e con i denti affinchè sia fatta Giustizia!

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