La fuga dalle università e l’importanza della cultura

31 gennaio 2013 in Lavoro, Politica, Scuola, Università e Cultura

C’era una volta il mito della laurea, oggi pare non ci rimanga più nemmeno quello. Tra controriforme, tagli continui e un enorme calo delle immatricolazioni, in Italia le università si stanno svuotando, spariscono, muoiono. Secondo un documento del CUN, Consiglio Universitario Nazionale, negli ultimi dieci anni il numero degli immatricolati è sceso da 338.482 a 280.144, con un calo di 58.000 studenti, ossia del 17%. E’ come se fosse scomparso un intero ateneo di grandi dimensioni come la Statale di Milano.

Siamo abbondantemente al di sotto della media OCSE nel numero dei laureati, in classifica siamo addirittura al 34esimo posto su 36 Paesi. Solo il 19% dei nostri 30-34enni possiede una laurea, contro una media europea del 30%. Numeri impressionanti, che dovrebbero imbarazzare un Paese come l’Italia. Perché meno iscritti significa meno laureati, meno dottorati, meno docenti, meno sapere.

Tra poco non avremo più nemmeno i cervelli in fuga semplicemente perché non avremo proprio i cervelli. E’ la cultura che muore e un Paese senza cultura è un Paese senza futuro. Se non si capisce questo, l’Italia resterà schiacciata dalla crisi molto di più e molto più a lungo degli altri. Chiunque vincerà le elezioni, chiunque andrà a Palazzo Chigi, dovrà invertire immediatamente rotta rispetto alle politiche miopi dei governi Berlusconi e Monti, quelle che hanno accentuato il declino.

Bisogna assolutamente tornare a investire in ricerca e formazione, tanto in quella scolastica che in quella universitaria, perché non è possibile che l’Italia investa in ricerca meno della metà di quanto investe la Germania. All’art. 9 della nostra Costituzione è scritto che “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica”. E’ il caso di ricordarlo sempre. Perciò ripartiamo da qui.

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