I giovani vogliono lavoro e futuro

9 febbraio 2013 in Lavoro

Sento parlare poco dei giovani e del loro futuro in questa campagna elettorale. Intendiamoci, tutti li citano ma le ricette che vengono proposte dai partiti, che in qualche maniera hanno sostenuto Monti, sono tutte nel solco del liberismo “forneriano” e non si discostano dalla pessima riforma del ministro del Lavoro.

A un anno dal suo varo, quella riforma, complice anche la crisi economica, ha ottenuto l’effetto contrario, ha cioè fatto aumentare la disoccupazione invece di diminuirla o quanto meno frenarla.

Eppure, ma ci vuole volontà politica e coraggio di uscire dagli schemi ideologici del peggior “bocconianesimo”, la soluzione è a portata di mano e prevede semplicemente la trasformazione del precariato in flessibilità.

Posto che la vecchia idea del lavoro fisso deve essere necessariamente messa in cantina, tra le cose antiche, la prima cosa da fare è, innanzi tutto, cancellare tutte le forme di contratti atipici previste dalla riforma Sacconi e che la Fornero ha lasciato intatte. Per i giovani sotto i 28 anni l’unico contratto di ingresso deve essere quello di apprendistato, poi solo due forme di assunzione subordinata: il contratto a tempo determinato e quello a tempo indeterminato. Con il primo, sia esso part-time o full-time, orizzontale o verticale, che deve costare più del secondo. Via i vari co.co.pro. e le finte partite Iva. Via tutte le forme di sfruttamento e di presa in giro dei giovani che vengono chiamati a collaborare e che invece sono nella pratica lavoratori subordinati a tutti gli effetti.

Soltanto dopo una riforma di questo genere si potrà cominciare a ragionare dei diritti da cui, in questa fase, i giovani sono totalmente esclusi. Certo, per estenderli anche a loro, non per toglierli a chi li ha.

Ma, se escludiamo due o tre generazioni dalle tutele giuridiche e sindacali, non faremo altro che mettere  i figli contro i padri. E questo il nostro Paese non può permetterselo. Serve anzi un patto generazionale, ma sono le riforme della politica che devono avviare questo processo.

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