Benedetto XVI e il senso del “servizio”

11 febbraio 2013 in Politica

Il mondo per una volta si dovrebbe fermare, riflettere e tacere. Tacere di fronte alla decisione di un uomo che si fa da parte e lo fa perché interpreta il suo “ruolo” come un “servizio” all’umanità, un “servizio” che non è più in grado di portare avanti come dovrebbe, “per assenza di forze”. Il gesto di Papa Benedetto XVI arriva come un fulmine a ciel sereno e non vi nascondo che mi sorprende e mi fa riflettere. La mia è una valutazione umana e sinceramente laica. Penso ai due Papi che si sono succeduti e che, al di là di tutto ciò che ruota attorno al mondo della Chiesa, hanno interpretato il loro potere nel senso più umile del termine, dimostrando, in modo diverso l’uno dall’altro, grande generosità e responsabilità.

Quella stessa generosità e responsabilità che mancano a tanti potenti della terra. Oggi più che mai queste “dimissioni” stridono con il mondo che ci circonda. E, guardando in casa nostra, con l’”Italietta dei furbetti”, con la lontananza della politica che rimane abbarbicata alle sue poltrone anni e anni, raccontando sempre le solite favole, trovando mille alibi per far scorrere il tempo senza toccare i propri privilegi e le proprie prebende. Una politica che tutto fa tranne che essere al “servizio” dei cittadini, nonostante quegli stessi cittadini ormai non abbiano più voce per urlare il loro sdegno e che hanno bisogno di aiuto, di forze sane per combattere uno dei momenti più difficili della storia del Paese.

Gli italiani hanno diritto ad una rivoluzione di cui oggi il gesto di papa Ratzinger è l’emblema. Serve uno scossone che rimetta le regole al loro posto, così come le eccezioni. E la regola di ogni democrazia è che la politica deve rappresentare il bene comune, ne ha il dovere perché ne è investita tramite le elezioni. E’ un compito alto che ha bisogno di gente pulita, capace, trasparente ed umile. Di politici che interpretino il loro compito come un servizio alla collettività e non come un mezzo per se stessi, sulle spalle della collettività.

Ecco, io spero che oggi tutti, laici e cattolici, riflettano seriamente. E magari nell’immediato futuro la politica, sempre corta di memoria, si ricordi di questo gesto per dare vita ad un cambio di passo, perché ci siamo davvero stancati del carrozzone da palazzo che ha messo in ginocchio l’Italia, alimentando la crisi economica e creando una crisi etica e sociale.

Il gesto di Benedetto XVI va guardato con attenzione e rispetto. Al di là di ogni valutazione sulla Chiesa, di chi è credente e di chi non lo è. Per una volta smettiamola con dietrologie o riserve mentali, facciamo un passo indietro rispetto ad un gesto certamente sofferto, meditato,  inaspettato ed unico. Nella storia bimillenaria la fine di un pontificato è avvenuta con la morte del pontefice. Le eccezioni ci sono state, ma non sono per nulla assimilabili a quanto ha fatto oggi Benedetto XVI . La storia, come sempre, ci aiuterà ad esprimere giudizi, ma adesso è, per me che credo, il momento della riflessione.

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