Serve una riforma dei partiti

17 febbraio 2013 in Italia dei Valori, Politica

“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, così l’articolo 49 della Costituzione sancisce il diritto-dovere di vita dei partiti politici. Eppure se chiediamo agli italiani che ne pensano, metterebbero al rogo i partiti e tutta la classe politica. La colpa è di coloro che hanno gettato fango sulle istituzioni, tanto che da creare un cortocircuito tra la società e il Palazzo e a da diffondere il pensiero che “siamo tutti uguali”.

Con questo non voglio per nulla sottrarre i partiti dalle loro responsabilità, a partire dal mio. Quanti errori da ogni parte, da Penati a Maruccio, da Belsito a Lusi, da Fiorito a Cosentino, da Formigoni a Tedesco, da Verdini a Dell’Utri, da Fusco a Fitto, avanti tutta!

Cosa fare allora? La democrazia ha bisogno dei partiti, quindi, affinché i cittadini tornino a credere che non è tutto un “magna magna” e che non esiste solo la “politica della tangente”, è necessario riformare i partiti.

Come? Innanzitutto, bisogna tornare ad un’attenta selezione della classe dirigente, puntando su requisiti come l’onesta e la trasparenza ma anche sulla competenza e sul merito. Selezione che deve partire dal basso, da coloro che lavorano sul territorio, da coloro che prima si sentono militanti piuttosto che aspirare solo al grande salto della poltrona! Si sta in un partito perché si è utili al partito stesso e non perché il partito è utile alla carriera politica. Essere un militante è un onore e, in questo momento, è il modo più utile per capire cosa accade in un’Italia attraversata da tanta sfiducia e tanto sdegno.

Altra regola da rispettare: uscire dalla logica delle cosiddette “rendite di posizione”. Basta con i “pacchetti di voto”. Un politico deve essere scelto per il suo valore aggiunto e non in base a quanti voti porta. Se sulla bilancia vale quanto pesa… i voti arriveranno.

Infine, non vogliamo più partiti personalistici. L’Italia dei Valori ha riflettuto sui suoi errori, ha avviato un percorso di rinnovamento, ha rinunciato al suo simbolo per convogliare in Rivoluzione Civile un progetto ampio, aperto, che dialoga con la società . Tra qualche mese toglieremo anche il nome del presidente Di Pietro dal simbolo.

Come sapete io ho scelto di tornare a fare il semplice militante, proprio per riprendere il contatto con il Paese reale, che forse è mancato anche a noi. Abbiamo bisogno di prendere le scope anche noi, togliere un po’ di spazzatura che è ancora tra di noi. È mancato il coraggio, ma i sintomi della nostra crisi c’erano dalla scorsa estate. Mi auguro che su questo riflettano tutti, perché è il momento che torni la buona politica.

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