Il confronto tv su misura e la tv negata

18 febbraio 2013 in Politica

In questa brutta campagna elettorale, arida di contenuti ma straripante di propaganda, populismo e bugie, si sente parlare più di confronto tv che di proposte concrete per rimettere in piedi un Paese in ginocchio. Ma il paradosso è che ognuno vuole il confronto ‘a modo suo’, pretende cioè di decidere con chi confrontarsi e con chi no, senza nemmeno considerare che un confronto vero è solo quello aperto a tutti i candidati.

Così succede negli Stati Uniti, così in tutte le democrazie avanzate. In Italia no, in Italia Berlusconi vuol fare il confronto solo con Bersani, Monti solo con Bersani e Berlusconi, Grillo con nessuno. Come se ci fossero solo loro, e invece ci sono anche Ingroia e Giannino. Come se il diritto dei cittadini a essere informati in modo corretto potesse essere subordinato agli ordini di questo o di quell’altro, mentre  è invece un diritto inviolabile.

Le campagne elettorali devono servire per far conoscere agli elettori idee e programmi dei candidati, di tutti i candidati, senza distinzioni. Nessuno dovrebbe nemmeno ipotizzare di potersi disegnare il confronto su misura e l’informazione ha il dovere di essere davvero libera e pluralista. In Italia non è così. Da noi tutti si permettono di dettare condizioni. Da noi continua a regnare un doppiopesismo intollerbaile, quello per cui nei tg e nei talk show politici vanno sempre gli stessi, gli esponenti del potere, mentre sugli altri si abbatte inesorabile la censura.

Accadeva all’IdV, ora la storia si ripete con Rivoluzione Civile. Chi dà fastidio, evidentemente va silenziato, con buona pace della par condicio, anche perché gli organi di vigilanza e di garanzia si guardano sempre bene dal battere un colpo. Così ieri chi ha seguito Ballarò ha potuto ascoltare l’appello al voto di Bersani, di Berlusconi e di Monti, ha potuto ascoltare Beppe Grillo, ma non ha potuto ascoltare Ingroia e Giannino. Evidentemente ci sono candidati di serie A e candidati di serie B, con tanti saluti alle regole base di ogni democrazia. Ma se i partiti occupano la Rai, di cosa ci meravigliamo?

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