A proposito del PD e delle primarie

27 giugno 2013 in Senza categoria

Il Partito Democratico è ormai l’unico partito strutturato della politica italiana. Questo è un dato sicuramente positivo perché rappresenta un serio tentativo di creare un sicuro riferimento in un sistema davvero bipolare e, in questo sistema, una parte liberale, democratica e riformista, superando il vecchio schema di fusione a freddo tra eredi della DC ed eredi del PCI.

Pur con conflitti interni esasperati – basterà ricordare la figuraccia rimediata per la elezione del Presidente della Repubblica – è possibile che il Partito Democratico possa diventare qualcosa di nuovo e di diverso da quello che conosciamo per ridare speranza e voglia di crescere a questo Paese.

Come? Superando la vecchia e superata fase del tesseramento, aprendo un confronto su tesi politiche, con primarie aperte in cui chi crede, condividendo il programma e scegliendo donne e uomini, partecipa e vota, liberamente e consapevolmente.

A dire il vero, per prima cosa taglierei il nodo scorsoio rappresentato dalla irrituale maggioranza con il centrodestra. Al punto in cui siamo, con le casse dello stato esangui e con un governo debole e senza prospettive, molto meglio il voto anticipato con nuova legge elettorale, con un programma chiaro che spazzi via incertezze, delusioni, paure, inciuci e tutto il vecchio armamentario di rituali che blocca lo sviluppo dell’Italia. Si deve dare ossigeno al vecchio e pluricondannato titolare della golden share che ha difficoltà anche in casa sua? E a che prezzo? Chi lo vuole? Chi tiene sotto scacco il PD in questa situazione che dovrebbe fare arrossire tutte le persone perbene? Cosa gli italiani ancora non sanno?

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