PROCESSO BREVE: UCCIDERNE 100 PER SALVARNE UNO
11 Dic 2009 | di admin | Categoria: Giustizia“Ucciderne cento per salvarne uno”: questo, potrebbe essere in sintesi lo slogan del cosiddetto processo breve, ovvero la nuova legge ad personam a cui tanto alacremente stanno lavorando gli avvocati difensori di Berlusconi. Presentato dai suoi firmatari, Gasparri e Quagliariello, come un servizio di utilità pubblica per ridurre la durata dei processi che prevedano pene massime inferiori ai 10 anni, il disegno di legge prevede che le sentenze in primo grado, in appello e in cassazione debbano arrivare entro due anni ciascuno per la durata massima di sei anni.
In realtà di tratta di un mostro giuridico di portata colossale, che pur di mettere fine alle “persecuzioni processuali” che vedono coinvolto il Presidente del Consiglio già da prima della sua discesa in campo del 1994, causerá cambiamenti di proporzioni colossali a danno, ovviamente, di tutti coloro che si sono rivolti alla magistratura per avere giustizia.
Dati alla mano, sulle conseguenze del processo breve il Guardasigilli ha proprio dato i numeri. Alfano ha sostenuto che solo l’un per cento dei processi decadrà. Ma poi ha fornito dei tabulati che spiegano, procura per procura, i procedimenti penali che morirebbero applicando le nuove norme. Oltre il 20 per cento del totale: 66.172 su 331.496, decadrebbe al momento stesso della promulgazione della legge perché il dibattimento è iniziato da oltre due anni.
Un altro 20 per cento circa, cioe’ 64.727 procedimenti, vicini alla scadenza prevista, sarebbero invece in punto di morte. Insomma, il ministro Alfano ha tentato di prenderci in giro sulle reali conseguenze del ddl ed e’ solo per la nostra insistenza, al limite del ricatto, se in questi giorni abbiamo potuto avere i tabulati su quella che e’ la reale consistenza dei processi penali pendenti nei 165 tribunali italiani. Secondo i dati risulta che in alcune Corti d’Appello, come quella di Catanzaro, si estinguerebbe il 42 per cento dei processi; a Potenza e Salerno il 49 per cento e a Caltanisetta addirittura il 50 per cento. Siamo alla morte per legge del sistema giustizia in Italia!
In realtà questa leggina che getta al macero il 40 per cento dei processi penali, serve solo a uno scopo: salvare Berlusconi dai due processi in cui è imputato in primo grado, il processo Fininvest e il processo Mills. La norma, infatti, si applicherebbe solo per il futuro per i processi già in appello e in Cassazione e sarebbe retroattiva per i processi in primo grado. Insomma, una vera vergogna.
Questo “processo breve”, altro non è che l’ennesima manovra operata dal gruppo dei “soliti noti” che agiscono per ordine del Presidente del Consiglio, l’ennesima beffa alla faccia dei cittadini.

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