La politica del fare antidoto alla politica immobile

settembre 26, 2012 in Italia dei Valori, Politica

Diceva De Gasperi che “politica vuol dire realizzare”. Ma era il 1949: c’era un’altra politica, un’altra classe politica, un’altra idea della politica. Oggi, invece, emerge una politica che tutto vuol dire meno che realizzare. E’ chiaro che le generalizzazioni sono sempre sbagliate, ma è innegabile che mai la distanza tra i cittadini e chi dovrebbe rappresentarli è stata così grande, che il sentimento comune nei confronti di chi siede in Parlamento o nelle istituzioni locali è di totale sfiducia quando non di comprensibile rabbia. Continua a leggere →

Monti non è certo uno statista, torni a fare il professore che è meglio

luglio 22, 2012 in Economia, Politica

E’ vero che un politico guarda alle prossime elezioni e uno statista alle prossime generazioni, ma proprio per questo Monti non è certo uno statista. La buona politica è tutt’altra cosa rispetto al rigore iniquo e inflattivo messo in campo dai tecnici. Con le sue ciniche riforme, Monti ha tolto il futuro ai giovani e in cambio non è neppure riuscito a far quadrare i conti: torni a fare il professore che è meglio, tanto ormai per ottobre gli stanno preparando la festa. Continua a leggere →

NEL NUOVO CENTRO IL PEGGIO DEL TRASFORMISMO CONTEMPORANEO

agosto 3, 2010 in Politica

E’ davvero un delitto che la nobile tradizione di centro, che nella storia ha visto protagonisti Don Sturzo, De Gasperi, Moro, oggi sia ridotta ad un’alleanza tra i peggiori trasformisti di questa stagione politica.

Sono tre i protagonisti principali: Fini, Rutelli e Casini. Il primo, figlioccio di Almirante e leader del neofascismo parlamentare fino alla svolta di Fiuggi, è stato sdoganato da Berlusconi e ha approvato le peggiori leggi della destra negli ultimi 16 anni, a cominciare da quelle ad personam che hanno consolidato il potere di Berlusconi. Il secondo nasce come figlioccio di Pannella, poi transita nei Verdi. La sua transumanza lo porta negli anni successivi fino alla Margherita (e nel 2001 sarà addirittura il candidato del centrosinistra alla presidenza del Consiglio) quindi a confluire nel Pd. Lo scorso anno ha fondato un micropartito, l’Api, e si è posizionato, dopo una lunga marcia, al centro dello schieramento. Epica la sfida tra i due alle comunali di Roma del ’94 che videro prevalere Rutelli. Fu una delle sfide più radicali della storia elettorale italiana. Nel 2001 inoltre, Rutelli era il candidato del centrosinistra alle elezioni politiche, Casini e Fini erano i due delfini di Berlusconi. Oggi sono insieme.

Il terzo componente, Casini, in verità non si è mai mosso dal centro. Orfano della prima repubblica e da sempre allergico al bipolarismo, ha prima votato una serie di porcate con Berlusconi, di cui è stato fedele alleato per un bel po’ di anni, poi ha scelto di correre in proprio. Trasformista anche Casini? Sicuramente. Sul territorio, nelle Regioni e negli enti locali, ha strizzato l’occhio a giorni alterni ora al centrodestra ora al centrosinistra. La sua politica dalle mani libere, dei due forni dico io, lo porta a spartirsi le poltrone con chi più gli conviene.

E’ questa l’eredità della grande tradizione del centro italiano? In un bipolarismo in crisi ma tutto sommato consolidato, il centro è diventata la casa dei trasformisti. Guardo al centrosinistra e avverto il pericolo che alcuni settori del Pd con queste forze stiano pensando di strutturare un’alleanza organica. E temo che ne riceveranno in cambio una polpetta avvelenata.